Vitae, cinquanta numeri di storie italiane
Dal 2014, la rivista dell’Associazione Italiana Sommelier racconta il vino italiano ai suoi soci. Il 29 settembre, nella Sede Nazionale AIS, abbiamo festeggiato il cinquantesimo numero: un traguardo che appartiene a tutta la comunità di AIS.
Ci sono traguardi che si misurano in numeri e altri che si misurano in storie. Il cinquantesimo numero di Vitae è entrambe le cose. È la rivista che ogni trimestre arriva nelle case dei soci AIS, ed è il lavoro di decine di persone che, da oltre dieci anni, trasformano un territorio, un vitigno, un incontro in un racconto da leggere e conservare. Per una sera abbiamo aperto le porte della Sede Nazionale e l’abbiamo trasformata nella redazione di Vitae, per raccontare da dove viene questa rivista, come si costruisce e dove sta andando.

Cinquanta numeri, in cifre
Dietro una rivista che sembra nascere con naturalezza c’è un progetto editoriale lungo più di un decennio. Questi sono i numeri di Vitae, dal primo numero a oggi.

I numeri di Vitae
- 50 numeri Dal 2014 a oggi
- ~2.000.000 di copie Nelle case dei soci
- 5.600 pagine Da sfogliare e conservare
- 700 articoli Territori, vini, persone
- 7.000 fotografie Il vino, visto da vicino
- 5,8 milioni di battute Una parola alla volta
Numeri importanti, che però dicono solo una parte. Come ha ricordato il Presidente AIS Sandro Camilli, ciò che resta davvero non sono le cifre, ma le storie che quelle pagine hanno permesso di conoscere: i territori, le persone, i gesti del vino italiano. È a chi quelle storie le ha cercate, scritte, fotografate e condivise che va il primo pensiero di questo anniversario.

Dove tutto è cominciato
Vitae nasce nel 2014. Il primo numero viene presentato al Vinitaly, e porta con sé un’idea precisa, scritta nel suo editoriale d’esordio: essere “uno strumento di lavoro per tutti i soci e per gli appassionati”. Non una rivista calata dall’alto, ma una pubblicazione aperta al contributo di chi ha competenza ed esperienza dirette, dalle firme più note ai soci AIS con una conoscenza da condividere.
A ricordare quegli inizi, durante la serata, sono stati i fondatori Antonello Maietta e Roberto Bellini. Per Maietta la Sede Nazionale è anche un luogo personale: è cresciuto in quel quartiere, e proprio lì, da bambino, ha imparato a scrivere — salvo poi diventare giornalista e firmare molte pagine di Vitae. Bellini ha riletto il primo editoriale, ricordando come la rivista sia nata per dare spazio tanto alle firme esperte quanto ai soci che avevano qualcosa da raccontare, affiancandoli nel trasformare le loro conoscenze in racconto. È un’apertura che ha accompagnato Vitae lungo tutti i suoi cinquanta numeri.

Come nasce un numero
Dietro ogni uscita c’è un lavoro di squadra. Davide Garofalo ed Emanuele Lavizzari, hanno raccontato come le idee arrivino dai temi individuati in redazione, ma anche dai viaggi e dalle proposte dei collaboratori: ogni anno si cerca un filo che leghi le uscite, lasciando a ciascun numero lo spazio per i suoi approfondimenti. Si sceglie un taglio, si lavora insieme all’autore perché un’esperienza personale diventi interessante anche per chi legge.
C’è poi la cura della forma. Nelle copertine di Vitae si è scelto spesso di evocare la presenza delle persone attraverso una mano, un gesto, un dettaglio. E c’è il valore della carta: una rivista che si conserva, si ripone e si riprende in mano nel tempo. Un valore che oggi dialoga con il digitale – durante la serata è stato presentato l’accesso all’archivio dei cinquanta numeri, che rende di nuovo consultabili tutte le storie già pubblicate.

Le storie che verranno
Una rivista resta viva finché continua a cercare. Per questo, durante la serata, le firme di Vitae si sono interrogate su quale sarà la prossima storia del vino.
Il Master of Wine Gabriele Gorelli ha parlato del Mediterraneo e delle relazioni che il vino crea tra culture, osservando che il settore cambia in fretta, mentre trovare un nuovo modo di raccontarlo richiede tempo e ascolto.

Roberto Cipresso ha descritto l’assaggio come l’inizio di un viaggio, legato ai luoghi e alle persone.

Massimo Zanichelli ha invitato a guardare oltre le note di degustazione: il vino, ha detto, è “un passepartout” che apre conversazioni su storia, geografia, geologia e relazioni umane.

Barbara Ronchi della Rocca ha ripercorso con ironia la storia della figura del sommelier, e Luigi Caricato, che scrive di olio su Vitae fin dal primo numero, ha ricordato quanto resti ancora da raccontare di quel mondo.

Ne emerge il ritratto di una rivista fatta di interessi diversi, tenuti insieme dal lavoro della redazione e dalla stessa idea di fondo: che dietro ogni bottiglia ci siano un territorio, delle persone e una storia che merita di essere raccontata bene.

Hai una storia nel cassetto?
Il vino italiano, raccontato al mondo
Alla serata è intervenuto anche Federico Bricolo, Presidente di Veronafiere. Partendo dal legame tra Vitae e Vinitaly — dove la rivista mosse i primi passi nel 2014 — Bricolo ha richiamato il ruolo di chi comunica il vino: a Vinitaly arrivano giornalisti da tutto il mondo, e i loro articoli portano le storie del vino italiano a un pubblico sempre più ampio. Un lavoro di racconto e di formazione che, anche oltre i confini nazionali, contribuisce a far conoscere vini e territori italiani.

Il Premio “Storie di Vitae”
La serata si è chiusa con la prima edizione del Premio “Storie di Vitae”, nato per riconoscere chi contribuisce al racconto enogastronomico attraverso il giornalismo, la scrittura, la fotografia e la divulgazione. La motivazione si apre con parole che dicono bene lo spirito della rivista: “Ci sono uomini che non raccontano il vino, ma insegnano a lasciarne traccia”.
Il Premio 2026 è stato assegnato ad Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere, che ha ricordato il proprio legame con AIS e ha indicato una strada tanto semplice quanto impegnativa: raccontare il vino con chiarezza anche a chi è curioso ma ancora non lo conosce, perché da quella curiosità può nascere un rapporto che dura.

Ogni storia inizia da una pagina bianca
Non è un caso se il filo di tutta la serata è stato il bianco: il colore della pagina ancora da scrivere. Celebrare cinquanta numeri non significa guardare indietro, ma riconoscere che una rivista rimane viva finché conserva la curiosità di cercare nuove storie e la capacità di trovare le parole per raccontarle.

Vitae è questo: non soltanto una rivista, ma il modo in cui l’Associazione Italiana Sommelier racconta il vino italiano ai suoi soci, numero dopo numero. E la storia più bella, come sempre, è quella che ancora non è stata scritta.