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venerdì 25 luglio 2014 14:45:00

La zona di coltivazione più estesa dello zinfandel è assegnata agli USA con 20.500 ha o giù di lì; in Puglia (si chiama primitivo) ce ne dovrebbero essere poco più di 8.000.

È dunque ciò che accade negli States, e più precisamente a Sonoma (Dry Creek and Russian River Valley), Napa Valley, Lodi (Central Valley, Modesto), Amador County (Sierra Foothills, El Dorado County) e a Paso Robles, che potrebbe crearsi la nuova tendenza enologica di questo vitigno.

Lo zinfandel della West Coast ha tannino moderato e ottima acidità. Quando si fa vino il suo alcool diventa maestoso, da 14 a 17% e ciò crea un gusto anche oleoso, tanto che le sue sensazioni tattili sembrano essere scritte in grassetto.

Questa potenza di gusto, talvolta anche scoordinata, è oggetto di ripensamento nei produttori californiani.

Innanzitutto c’è da precisare che la maggior parte di uva zinfandel è impiegata per ottenere il White Zin, un vino con 10 gradi alcolici, dalla beva molto semplice, anche un po’ dolcina, dove il corredo aromatico è molto ristretto e poco espressivo; il suo colore, a dispetto del nome, è di un bel rosato, e questo secondo alcuni è l’unica simpatica condizione organolettica che può presentare a un consumatore che ancora, forse, il vino non lo sa qualificare.

Poi c’è lo zinfandel quello vero, marchiato però da troppi anni di super alcool, di concentrazione da paura, e molto segnati dalle note olfattive dello stucchevole legno americano.

Questa ricerca di “grassezza” ha iniziato a stancare gli afecionados e nonostante uno splendido corredo olfattivo che spazia dal ribes nero alla mora, dalla prugna rossa al lampone, dalla ciliegia, dal mirtillo all’uva rossa appassita, dalla marmellata di mirtillo rosso all’uva spina rossa. Non gli manca nemmeno una naturale speziatura di pepe in grani, cardamomo e liquirizia, e quel vegetale secco che sembra svariare tra fieno e lavanda; dicevamo nonostante quel ben di Dio di profumi quello stile non solo non è progredito, ma non regge nemmeno le posizioni.

Poi tutto ciò si concentra e si inviluppa ancor di più quando il vino è ottenuto da old vines. Questo stile di zinfandel sta stancando, forse perché non riescono a dare un po’ di energia acida e minerale, come accade a Es di Gianfranco Fino, che ha la fortuna (intelligentemente costruita) di vestirsi con molta eleganza.

Da qualche anno, 3 anni per la cronaca, gli zinfandel californiani si sono messi a dieta alcolica e cominciano a presentarsi con un contenuto etilico sotto i 14°.

In questo modo lo zinfandel ha recuperato il carattere “fresco” (si fa per dire) di fine anni 70, il ventaglio odoroso è molto meno sciropposo, e certi profumi di frutti sembrano naturali, mentre con 16° di alcool sembravano chimici. Anche nel gusto si trovano condizioni tattili meno avviluppanti, s’è persa un po’ di oleosità glicerica a favore di un cenno di saporito fruttato; il palato si riempie con un minor potere di consistenza.

Questo scivolone destrutturante in concentrazione etilica dello Zin è un altro segnale che la presenza di alcool continua a fare proseliti tra coloro che non la sopportano più.

Quindi attenzione, perché se quel mercato cambia, gli altri vini non dovranno restare a guardare; chissà, tra qualche anno potremo parlare di uno standard enologico in cui il 13,5% di alcool griderà allo scandalo. Chissà?

AIS Staff Writer

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)