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venerdì 13 dicembre 2013 16:30:00

La lettura di questo report, visto su Drink Business, è motivo di compiacimento da parte nostra, perché tra i dieci più influenti Wine Consultant troviamo Alberto Antonini, Toscano di nascita, più precisamente a Cerreto Guidi (FI): unico italiano.

Ci fa piacere che questo ancor giovane enologo abbia raggiunto questi traguardi professionali, perché riconosciamo ancora in lui il giovanissimo spirito di enologo che negli anni 90 ci deliziava di accademicità enologica ai corsi dell’Associazione Italiana Sommelier. È vero, lo abbiamo impiegato più volte, soprattutto in Toscana, e chi lo conobbe ne intuì subito le  capacità comunicative e la naturale indole di produrre anche un certo pathos enologico

«In quegli anni collaborava con la Tenuta Col d’Orcia – così ci racconta chi lo ha conosciuto e arruolato per insegnare ai nostri corsi, cioè Roberto Bellini, Delegato di Pistoia – e presentava la sua difficile materia di insegnamento, enologia, con una semplicità nuova, calandola nella situazione di interesse che un aspirante sommelier vuole conoscere, e che non è andare prioritariamente in vigna o in cantina, ma capire attraverso il lavoro in vigna e in cantina come potrà essere il vino nella sua interezza, poi il sezionamento del modo con cui la combinazione di colore, profumo e gusto sia attivamente responsabile della dimensione della gradevolezza e di una oggettiva finezza diventa un passaggio conseguenziale all’apprendimento della tecnica della degustazione».

Oggi Alberto Antonini è quello che il mondo enologico definisce un flying-wine maker, con clienti in Armenia, Canada, Australia, Argentina, Uruguay, Cile, Usa e naturalmente anche in Italia.

In Italia fra l’altro ha rimesso enologicamente in piedi le vigne di famiglia, situate  nelle colline che abbracciano il Montalbano e l’Arno, terroir ideale per fare vini dal gusto rinfrescante, minerale, con profilo fruttato e gusto in volume bilanciato tra morbidezze e durezze. L’azienda si chiama Poggiotondo.

Roberto Bellini lo descrive come un indipendente, soprattutto scollegato dai binari di un’enologia che credeva che fare un vino che s’affermasse come outstanding significasse impiegare Cabernet Sauvignon e Merlot e barrique da 225 litri. Non aveva la mission dell’enologo perennemente saldato a un’azienda, diceva spesso che il suo compito era quello di mettere in relazione la proprietà con il vino e con il terroir che ha a disposizione, garantirgli la certezza della loro qualità, e una volta acquisita possono anche camminare da soli. Insomma, si considerava quasi come un eno-pediatra: allevo l’ecosistema vitivinicolo,  poi quando è cresciuto viaggia da solo, i successivi interventi dipendono dai mutamenti ambientali e dalle nuove conoscenze.

Da parte nostra, Associazione Italiana Sommelier, ci complimentiamo per i risultati che ha raggiunto e magari tra un volo e l’altro lo inviteremmo anche a tenerci una Sangiovese Master Class, di cui è un conferenziere internazionalmente ricercato e applaudito.

Congratulations!

Associazione Italiana Sommelier

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)