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lunedì 5 febbraio 2018 09:00:00

"Mia cara, potrò anche essere ubriaco, ma voi siete brutta. Domattina io non sarò più ubriaco, mentre voi sarete ancora brutta". A seconda dell'ala politica cui rivolgerete la domanda, la donna brutta in questione potrebbe essere Bessie Braddock, corpulento membro laburista del Parlamento, o Lady Nancy Astor, ligneo deputato del partito Conservatore e prima donna inglese a mettere piede nella Camera dei Comuni. Sull'estensore dell'acuminata frase, invece, non ci sono dubbi: Sir Winston Leonard Spencer Churchill, all'epoca dell'uscita già Primo ministro del Regno Unito. Irascibile, testardo, determinato, Winston Churchill è appena ritornato nei cinema italiani con L'ora più buia di Joe Wright. Pappagorgia traballante sotto le continue tirate di sigaro, occhi acuminati e sornioni, un grande Gary Oldman ha affrontato più di duecento ore di trucco per costruire intorno a sé il corpulento fisico dell'unico uomo capace di affrontare a muso duro l'invasione nazista dell'Europa, e una quantità incommensurabile di Scotch. 

L'abitudine a bere, certo, era di casa: il padre, Lord Randolph Churchill, era un noto bevitore di Cognac, e mai - ironia di famiglia - avrebbe poggiato le labbra su un bicchiere di whisky, tanto amato, invece, dal figlio. Anche Winston dimostrò negli anni ampio apprezzamento per il distillato paterno: Hine e Prunier tra i produttori amati, anche se Anthony Montague Brown, il suo segretario privato, indicò nell'Hertier di Jean Fremicourt il suo Cognac preferito. L'ecatombe scatenata dalla fillossera in quegli anni, oltre a ridurne la produzione in maniera drastica, avvierà il giovane Churchill al distillato scozzese, nonostante - incredibile a dirsi - il suo giovanile fastidio per gli alcolici dal sapore forte. 

La carriera di bevitore del giovane Winston, infatti, non comincia per piacere, ma per necessità. A ventidue anni, durante il servizio militare, spedito nel 1896 in India, decise di unirsi ai volontari dei reparti inglesi che combattevano le tribù afghane alla frontiera del nord-ovest. Si trovava a Nowshera (oggi Pakistan), quando, preso dalla sete, si trovò a scegliere fra l'ennesima tazza di tè e un bicchiere di acqua calda, da arricchire con del limone, o del whisky. Nonostante la nota avversione per i sapori forti, Winston scelse il secondo: quel sentimento misto di ripugnanza e desiderio lo incatenò per sempre allo Scotch. Il suo preferito? Non un single malt, ma un arcinoto blended: il Johnnie Walker etichetta rossa. 

Agli aneddoti velenosi sulla propria passione per gli alcolici, il Primo ministro ha sempre risposto con la sicurezza elegante dell'iconico "striding man" che da sempre campeggia sull'etichetta del suo Whisky preferito : "questione di allenamento", rispose a tavola, una volta, all'esterrefatto re Giorgio VI, incapace di comprendere la natura di un uomo abituato a pranzare vuotando una bottiglia intera di Champagne Pol Roger. Una scena così emblematica da essere ripresa dal film di Joe Wright, L'ora più buiada poco nelle sale cinematografiche.

Era lo Champagne, infatti, la sua seconda grande passione; il Pol Roger il suo grande amore, sbocciato negli anni Venti. Per l'ateo Churchill l'incontro con Odette Pol-Rogerall'ambasciata britannica a Parigi, nel 1944, fu la cosa più vicina ad un'apparizione divina. I due rimasero amici per il resto della vita e un cassa di Champagne fu spedita ad ogni compleanno dell'ex primo ministro nella sua residenza di Chartwell, nel Kent. Alla sua morte, nel 1965, un bordo nero avvolse i colli di tutte le bottiglie della maison, che nel 1984 decise di produrre, per la prima volta, una cuvée a lui dedicata: la Cuvée Sir Winston Churchill, a base di pinot nero e chardonnay provenienti da vigne Grand Cru. A poco più di cinquant'anni dalla morte, per l'uomo che salvò l'Inghilterra dai nazisti vale ancora quanto disse una volta: "ho preso dall'alcol molto più di quanto l'alcol non abbia preso da me”.

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)