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martedì 5 aprile 2016 16:30:00

Non è proprio così, ma poco ci manca. È dal 2014 che si parla di questo estemporaneo esperimento ispanico-gaelico a connotazione alcolica: Nomad Outland Whisky. Si tratta di un whisky che miscela una trentina di distillati di malto e grano generalmente provenienti dallo Speyside, selezionati dal mastro distillatore della Dalmore, Richard Patterson. A mix avvenuto segue sosta di tre anni in Scozia dentro barrique di Jerez, poi lo trasferiscono in Spagna, a Jerez de la Fronteira, nelle cantine di González Byass, dove sosta per altri dodici mesi, questa volta in barrique dove in precedenza c’è stato del fino, dell’oloroso, ma soprattutto Pedro Ximénez.

L’intento è quello di miscelare l’anima verde e fredda del nord con il calore e l’arsura del sud dell’Europa, in un cocktail di essenze che sintetizzano brezze le mediterranee e il vento artico che spazza la brughiera.

Il Nomad Outland Whisky fonde due calorosità, l’alcool distillato a nord, 41,3%, la crudezza del cereale che si riversa anche un qualche rivolo del profumo è arrostita dalla solarità dell’aroma andaluso: arancia candita, quasi sciropposa, effetto banana flambé e crumble di mele, pasta di mandorle e miele di conifera. C’è un effetto complessivo al profumo che evapora dal fumé in sensazioni di fiori gialli dolci, che si allungano anche nel retro aroma, tanto da impreziosire la tattilità oleosa del distillato, che pur non esprimendo un palato complesso e impegnativo, è molto gradevole per un suono meno cornamusa e più chitarra in flamenco style. Certe spigolature speziate, quasi curry e uva passa in bagna alcolica, ci avvicinano a un’idea di flor, ma tale rimane, lontana come stile e come intuizione.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)