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venerdì 27 dicembre 2013 16:15:00

Si esce da Pommard lasciandosi alle spalle il ricordo organolettico di taluni Pinot noir extra-vaganti, nel senso che non hanno più quel filo logico gusto olfattivo che lega le qualità della Côte de Nuits; diventano più “terrosi” in mineralità, con profumi che gettano alle ortiche le soffiate floreale, di viola, glicine e peonia, e si fanno una proiezione cruda di un fruttato più complicato, con ampie espressioni di piccoli frutti di bosco, tipo ribes nero, oppure di mora di gelso.

Comunque imboccata la Route d’Autun, D973, si prosegue in direzione sud-ovest verso Monthelie, Meursault.

Dopo quasi due km ecco la veduta che attendavamo, il cartello segnaletico per Volnay, abbinato al sottotitolo “Ses grands vins”. Siamo a sei km da Beaune e la sua destinazione viticola è opera di Filippo l’Ardito che vi rimpiazzò il dominate Gamay con il Pinot nero.

I vini di Volnay sono il riflesso totale del terreno, lo anticipò Don Bavard, curato di Volnay nel 1887. Scrisse all’epoca che il suolo di Volnay era molto leggero, la terra che lo compone è un mix di argilla, pietre calcaree e silice. Questo mix di elementi donerebbe vini delicati e leggerissimi.

Volnay, nonostante le premesse dell’ecosistema viticolo, per anni è stato trascurato, per non dire snobbato, offuscato dalla fama dei cru e premier cru della Côte de Nuits e nel suo frammento di terroir dal Pommard; poi ci si è messa anche l’aureola bianca del pianeta Montrachet che ha fatto di quei vigneti a sud di Beanue un’alcova per lo Chardonnay.

Addirittura sembra che nell’etimologia del nome si possa creare un collegamento con la struttura organolettica del vino. Nel XII secolo  Volnay era Volenay, poi modifcato in Voullenay e Vollenaye; secondo i locali deriva dal celtico “vol”, che significa rotondità. Alcuni suppongono invece che derivi dal Dio celtico Velenus, il cui equivalente greco è Apollo.

La sua posizione non l’ha mai favorita, non ha quegli spazi aperti che simboleggiano le migliori esposizioni della côte, eppure la sua altitudine è davvero ottimale, sono 275 m slm, lo stello livello dei grand cru della Côte de Beaune.

Eppure le premesse storiche ci furono, basta pensare a Luigi XI, che quando s’impossessò del Ducato di Borgogna, requisì tutta la raccolta: era il 1477. Anche durante il regno di Luigi XIV i vini erano considerati tra i migliori.

Da quegli anni a oggi le fortune di Volnay sono state connesse alla qualità in modo intermittente, come l’andamento della borsa. Eppure le premesse c’erano.

Il terreno vitato è di 300 ha, e trecento sono gli abitanti. All’AOC Volnay appartengono 206 ha, di cui 117 premier cru, la differenza è sotto la denominazione Bourgogne.

Ci sono 10 ha di Aligoté, che entrano nella AOC Bourgogne, poi è tutto vino rosso da Pinot nero, anche se a dover di cronaca la legge consente anche un 15% di Chardonnay, Pinot bianco e Pinot grigio, però non sono impiegati.

È la disposizione altimetrica dei vigneti a creare la gerarchia dei cru. La parte alta della collina è coperta da boschi, il terreno è povero. Scivolando in basso il calcare diventa argoviano, leggero e gessoso, poi batoniano, ciottoloso, ferruginoso e rossiccio; man mano che si avvicina a essere pianeggiante il suolo diventa profondo, come le grave.

Dall’altra parte della RN74 i suoli diventano argillosi e quindi si può produrre vino solo sotto l’egida della AOC Bourgogne.

Nel caso di vino bianco non può fregiarsi della AOC Volnay, passa quindi nel Meursault, in caso di rosso resta Volnay anche se le vigne appartengono al comprensorio del Meursault.

Come dicevamo, per anni i vigneron non sono riusciti a imporre compiutamente all’esterno la leggerezza dell’identità Volnay che, molto elegante al profumo, porta in sé l’essenza di una certa idea di “noir”, quello un po’ agreste ma sincero, quello non lisciato dalle riviste di settore, quello che non partecipava alle aste piene di euro a mille. È però riuscito a darsi e a dare uno scossone al mondo del Pinot nero, limando certe piccole imperfezioni o interpretazioni troppo ruspanti, soprattutto nel corredo olfattivo.

Oggi i Volnay Premier Cru hanno un’eccellente reputazione, sono soprattutto omogenei, finalmente, l’uno con l’altro; poi al seguito dei premier cru come Les Santenots (comune di Meursault), Caillerets, Taillepied, Clos de Chênes e Champans, tutta l’area s’è innalzata e s’è vestita di tutta l’eleganza che il potenziale del terroir metteva a disposizione.

Volnay adesso ha il suo slogan: eleganza.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)