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mercoledì 22 maggio 2019 09:00:00

"Il lotto di 2078 bottiglie di vino rivendicato come AOC Saint-Nicolas-de-Bourgueil - annata 2016 - e designato sotto il riferimento" COEF 16 "e sotto il numero di lotto" LC16 "[...] deve essere destinato ad altri scopi e spedito ad acetaie, distillerie o per uso industriale".

L'arrêté préfectoral, l'equivalente di un provvedimento amministrativo, arriva da Tours, direttamente dalla prefettura d'Indre-et-Loire. Sébastien David, enologo e produttore di vino naturale a Saint-Nicolas-de-Bourgueil, deve sbarazzarsi di quelle bottiglie. Motivo? L'acidità volatile è troppo alta

Presidente dei viticoltori biologici della Val-de-Loire, Sébastien fa vino dal 1999 ancher se la sua famiglia, qui in Loira, produce dal 1634: 15 ettari coltivati a cabernet franc, vendemmiati a mano. Sperimentatore da sempre, per il suo vino usa vasche ovoidali di cemento, e anfore. Il vino della discordia? Si chiama Coef, annata 2016. Manco a dirlo è un 100% cabernet franc, vinificato con macerazione carbonica e lasciato maturare in anfora per circa 9 mesi. 

Tutto comincia a ottobre scorso, quando Sébastien riceve il controllo a sorpresa di un funzionario della Direction Générale de la Concurrence, de la Consommation et de la Répression des Fraudes, l'equivalente francese dell'Ispettorato per il controllo della qualità e la repressione delle frodi. Dopo alcuni mesi di silenzio, l'esame a campione condotto su tre bottiglie del suo Coef 2016 rivela un valore di acidità volatile per i vini rossi superiore al limite: 21,8 meq/l contro lo standard europeo di 20. Poco, ma sufficiente per sequestrare l'intero lotto. 

Sébastien non ci sta, e fa svolgere altre analisi a proprie spese, chiedendo a un ufficiale giudiziario di procurare altre bottiglie della medesima annata dalle enoteche che le hanno acquistate. A marzo i risultati: 19.3 meq/l. Un valore inferiore allo standard europeo. Basterebbe questo a chiudere la questione ma il DGCCRF non ci sta, e porta il caso davanti alla corte distrettuale di Tours. Il tribunale ritiene inammissibili le richieste della Direzione.

Caso chiuso, la corte si aggiorna. La prefettura, invece, no. Con un provvedimento urgente, il 12 aprile ordina di distruggere tutte e 2078 bottiglie, o di destinarle a uso diverso dalla vendita sotto forma di vino. Una randellata alle gambe per qualsiasi produttore. Per Sébastien, oltre allo smacco, una perdita secca di 50.000 euro, a cui si aggiunge una vendemmia, la 2016, già perduta all'80% per colpa del gelo.

"Il mio è vino, non droga!" - dice a Le Figaro - "proprio non capisco l'urgenza del provvedimento della prefettura. Sono arrabbiato. Mi sento come se fossi di fronte alle porte della prigione​". 

Inevitabile, allora, il ricorso al tribunale amministrativo di Orléans, chiamato a dirimere una questione che sembra sempre avere meno a che fare con le percentuali. La risposta arriva quasi subito, e non è delle più incoraggianti: il richiedente non giustificava che il decreto prefettizio gli causasse una significativa perdita commerciale diretta per quanto riguarda il suo fatturato complessivo derivante dalla vendita dei vini [...] e poiché il requisito dell'urgenza non è stato rispettato, il giudice non può pronunciarsi sull'esistenza di un serio motivo di natura tale da giustificare l'annullamento della decisione". 

Tuttavia, il tribunale si riserva di approfondire il caso nel merito in una successiva udienza, prevista per la fine del mese. Sébastien può ancora sperare. Per lui, anche una petizione on line.

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)