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giovedì 30 luglio 2015 12:00:00

Nello scorso mese di marzo Drink Business ha stilato anche la classifica dei 10 vitigni a bacca bianca più sottostimati, un mese prima aveva scritto dei rossi.

Tra gli inseriti nell’elenco abbiamo trovato gli italiani pignoletto, il fiano, il carricante, insieme al louriero, l’assyrtiko , il furmint (?), il sémillon (?), lo strepitoso savagnin del Jura e altri.

A parte il fiano, che da noi non è sicuramente sottovalutato, basta pensare al Fiano di Avellino dei Feudi di San Gregorio Pietracalda, in cui si armonizzano delle complessità olfattive eccentricissime. Oppure l’immenso Ciro Picariello, dove la mediterraneità si isola per scalare le cime della vulcanità minerale, offrendo note odorose di pura e solare territorialità: rosmarino, timo selvatico, menta e foglia di limone. O ancora il Fiano di Luigi Maffini, con quei toni maramaldeggianti di elegante vegetale e un tonificante effetto di pesca. Tanti altre personalità di Fiano potremmo raccontare, cosa che non accade con il pignoletto, che quindi è davvero sottovalutato: però molto ingiustamente.

Siamo quindi a fare il tifo, per dare a Cesare quel che è di Cesare, per il pignoletto, a partire dal Colli Bolognesi Classico Vigna Antica della Tenuta Bonzara, un coacervo di fruttato e floreale fragrantissimo, una sensibilità gustativa delicata e insieme sapida, un sorseggiar allegro e assorto nel flavor dolcemente agrumato. O il frizzantissimo Angelo Lambertini Brut, in cui coabitano fragranze esotiche e florealità emiliane, con consistenza gassosa molto cremosa, tanto da attrarre alla beva con golosità.

E che dire dell’accattivante odore di mughetto e fiore di sambuco del Pignoletto Frizzante di Tizzano, il suo pétillant ondeggia al palato solcandone i sapori di pesca e mela verde, con finale dolcissimo di bianca mandorla. Un sorseggiare luminoso e brioso.

Anche Maria Letizia Gaggioli si sta dando da fare, e molto bene, per togliere il pignoletto dalla lista dei sottovalutati. Il suo Vigneto Bagazzana Colli Bolognesi Pignoletto Superiore è quasi un oustanding nel floreale e un fuori classe nel fruttato, tanto da comporre uno spartito olfattivo dalla purissima fragranza.  E che dire dell’ascesa qualitativa del Pignoletto Frizzante Igt della Fattoria Vallona, che al pari degli altri non offre mai profumi scontati, ma si personalizza in timo fresco, ginestra e spremuta tropicale. E ancora il Sassobacco Pignoletto di Floriano Cinti, esuberantissimo in freschezza, con una candida puerilità fruttata e ancora un appeal di beva quasi “balanzonesco”. Nella versione frizzante, questo Pignoletto, ci fa tanto sussurrare a un’alternativa a certi consolidati Charmat.

Altri ce ne sono, e ci scusiamo per non poterli elencare, questione di spazio. Però a tutti ci va di dire, il Pignoletto ci piace da morire.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)