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lunedì 15 febbraio 2016 11:30:00

All’inizio il drone ebbe un impiego passivo, servì da bersaglio telecomandato per le esercitazioni militari (target drone). Per anni lo scetticismo imperò nei suoi confronti perché non riuscivano a distaccarsi dall’idea (sbagliatissima) che avesse affinità con il giocattolo.

La storia nel 2016 ci insegna che il drone è un qualcosa di incredibilmente indefinito e il suo impiego non sembra avere limiti. La viticoltura è già in pieno futuro con l’impiego dei droni. Titoli come questi già sono stati sparati world-wide e l’applicazione tecnologica e di software a cui può essere assoggettato e/o conformato il drone va oltre il fantascientifico.

Nel 2014 nei vigneti di Château de Châtagneréaz sul Lago Lemano furono mappati da un drone con immagini aeree e riuscirono a individuare immediatamente i diversi tipi di terreno del loro vigneto grazie ad appositi software; un lavoro manuale sarebbe stato lungo e molto costoso.

Interessantissimo è anche il risultato dello studio della Cornell University di Sacramento su quella che già tutti chiamano viticoltura di precisione.

Con il drone si può mappare il suolo, studiare e analizzare il modo di allevare la vite, la potatura e la sua produzione, si può sviluppare un prototipo di stima produttiva con filmati e foto in successione al tempo della fioritura, si può visionare e analizzare la colorazione dell’acino, e il computer legge e riproduce ogni risultato nel modo che il wine-maker desidera.

Il drone può essere usato per rilevare presenze non gradite in vigna, ragnetti, acari, oppure testare l’avvio di muffe o di attacchi ben più dannosi; dicono che nei vigneti in cui la muffa può diventare “nobile” potrebbe essere in grado di veicolare le immagini in infrarossi di cosa accade dentro gli acini. Chissà, il futuro della maturazione tecnologica, fenolica e terpenica sarà in mano ai droni.

L’operatività nel vigneto ha forse iniziato un cambiamento che non ha eguali nel suo percorso storico, le immagini più suggestive che abbiamo a disposizione sono indice di questo incredibile futuro; il drone fotografa il vigneto, dà un colorazione ai filari in base alla resa per ceppo e dal video si nota dove c’è uniformità di vegetazione e dove no, lavoro questo che si svolge in poche ore, quando l’uomo ci metterebbe settimane.

I più fantasiosi nella lettura del futuro prevedono una viticoltura micro robotizzata, con il drone sorvolante che invia impulsi ai piccoli robot sul terreno guidandoli nel loro lavoro di potatura, anche verde, di selezione dei grappoli da togliere prima del passaggio della vendemmiatrice automatica, di chiamata alle armi in caso di attacchi di peronospora. Siamo arrivati alle guerre stellari del vino, speriamo che il vino resti però a cinque stelle.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)