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giovedì 30 aprile 2015 17:00:00

Delle volte capita che parlando di vino si creino delle particolarità tra persone che sbocciano nella condivisione di un’esperienza vinicola.  Abbiamo casualmente incontrato Francesco Zonin, vice presidente della Casa Vinicola Zonin, una realtà che fa vino dal 1821, che possiede vigneti in diverse regioni d’Italia e che si muove nel vino con variegate e interessantissime sfaccettature qualitative.

Poi ha anche una chicca di vigneto, chiamiamolo così, fuori dall’Italia, in Virginia (USA), a Barboursville. Dire vigneto è riduttivo. È infatti una tenuta vera e propria, e che tenuta, appartenne infatti a Thomas Jefferson, terzo presidente americano.

Nei 90 ha di vigneto hanno trovato spazio di coltivazione il cabernet sauvignon e franc, il petit verdot e il viognier, il sauvignon blanc e due vezzi italiani: vermentino e nebbiolo.

Ed è del nebbiolo che vogliamo parlarvi. La bottiglia di questo Virginia Nebbiolo Reserve 2008 arriva direttamente dalla cantina privata di Francesco Zonin. L’idea di provarci con il nebbiolo deve essere scaturita dalla piemontesità di Luca Paschina, un autoctono sabaudo trapiantato nell’East, e dal professare l’intelligenza e la creatività enologica italiana.

Lo diciamo subito: è un nebbiolo distante dallo spirito langhigiano, non ci sono confronti da fare, ha tutta un’altra personalità. Ciò che può accumunare le due enologie si fonda sul carattere di misteriosità che il vitigno nebbiolo trattiene a sé: per il modo con cui si cede e si scontra con il passaggio in legno, per l’amore e l’odio che nutre per gli sbandamenti climatici, per il suo voler essere un tutt’uno con il sottosuolo. Questo ne fa un nebbiolo parzialmente riconducibile al Piemonte, e per questo ancora più intrigante.

Il Virgina Nebbiolo Rerserve 2008 da Barboursville, Virginia, ha colore mediamente denso e granato, i profumi si sono già allontanati dalle spigolosità delle ciliegie quasi mature, c’è tanto sweet juice di piccoli frutti rossi, però uno sweet saporito, non sovradimensionato rispetto allo speziato, alla punta balsamica e di dolce tabacco. Poi il finale a sorpresa, quel petalo di rosa rossa appassito che fa tanto nebbiolo. Ha tannini ben coesi con alcool e glicerina, insieme si lasciano scivolare tra le papille orchestrando un equilibrio gustativo pieno di certezze, con un finale lungamente espressivo nelle varietà dei flavor.

Non si può negare che il wine maker abbia strizzato l’occhio al palato domestico, però è riuscito anche a lasciare dei tratti di vibrante e rinfrescante sapidità: benissimo così!

Ce lo immaginiamo con una T-Bone steak (rare) e onion rings, oppure con un Organic raw cheddar cheese.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)