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lunedì 29 dicembre 2014 10:15:00

Lo abbiamo assaggiato così, così come non si dovrebbe fare per chi vuol trascrivere le essenzializzazioni dei rivoli insiti nella tecnica della degustazione del vino. Mah! E dacci quel rosato dell’Etna, sì, quello che fa Salvo Foti: diciamo bene? Ma che annata è? Nel retro etichetta c’è scritto L. 2013. Sarà un 2013? Intanto va detto che in etichetta è riportato solamente – e magnificamente – “Vino”.  L’eno-oste che l’ha disposto è uno dei patron di un locale chiamato BotteGaia, si chiama Carlo, sta in pieno centro di Pistoia. Attendiamo qualche minuto affinché l’abbattitore lo renda in equilibrio con lo status termico del servizio.

Eccolo, tutto liquido nella sua lucente luce di rosa buccia di mandarino, o forse corallo chiaro, o ancora semplicemente rosato siculo? Non c’è luce ottimale, ma sapete che diciamo: non c’importa, tanto la tinta è così luccicante che più in salute non si può. E vai con il profumo: roccioso! Si può dire? Beh, questo senso di pietrisco bianco, di roccia strappata a una roccia ancora più maestosa, come di un qualcosa estorto alla a’ muntagna, invade tutto il senso di un fruttato che sprizza di mandarino, melone e scorza fresca d’arancia; e poi una secca corteccia di arbusto mediterraneo, e marmellata di sorba, e un flusso salino salmastrato di sinottico effetto. È un insieme d’aromi diretti di un’ampiezza craterica. Le papille restano attonite e conquistate da una sapidità straordinariamente fuori controllo (wonderful), e perciò minotaurica. Il volume liquido s’accentua in una sostanziosità in cui sembra aleggiare una visione retro aromatica di cunicolo in miniera di sale: che dire? Maestoso! Mentre lo assaggiamo ci viene in mente quel rosato sconosciuto, ai più, che Lopez de Heredia fa ad Haro, in piena Rioja. Non ce ne voglia Salvo Foti se accostiamo Vinudilice a Viña Tondonia Rosado Gran Reserva; solo con questo paragonabile paradosso possiamo suggerire ai molti curiosi interlocutori dell’enologia rosata di non mancare all’appuntamento con Vinudilice 2013. Verrebbe da dire che per comprendere le rigidità delle differenze non si dovrebbero fare sconti, ebbene, Vinudilice 2013 non ha bisogno di sconti, perché è già differenza: differenza d’eccellenza, un rosato “cult” (per noi); e se qualcuno dice che è un vino “difficile”, noi rispondiamo: meno male, altrimenti cadremmo nelle solite buone banalità… E con Vinudilice il buono è superato, non basta nemmeno l’ottimo, speriamo che s’accontenti dell’eccellenza.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)