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giovedì 15 maggio 2014 14:00:00

Quest’anno la degustazione “en primeur” s’è svolta da domenica 13 a mercoledì 16 aprile, sono le cosi dette giornate dei “vins clairs”, cioè di quei vini della denominazione Champagne dell’annata 2013 non ancora assemblati per il tirage.

È un’occasione veramente particolare per cercare di anticipare, con la degustazione, cosa potrà accadere ai quei vini dopo che avranno speso gli obbligatori 15 mesi prima della sboccatura finale.

Abbiamo ricevuto il contributo di P.B. (vuole restare anonimo) e volentieri lo pubblichiamo.

Finalmente nella Marne, e soprattutto con la fortuna di aver azzeccato una delle più particolare settimane dello Champagne, cioè quella in cui si possono anche assaggiare i vini base, quelli che insieme ai vini di riserva formeranno le bottiglie che andranno sul mercato tra oltre due anni, oppure che sosteranno oltre i tre perché mostreranno il millesimo.

Non è facile capire il valore di un vino che lo si può definire incompiuto, paragonabile a una sinfonia a cui manca l’atto finale, cioè l’apoteosi.

I vins clairs del 2013 sono asprissimi, creano un certo contorsionismo alle papille gustative, pungono le guance dall’interno, fanno irrigidire la lingua, tanto da sembrare di volersi vendicare dell’assenza dei tannini diventando loro stessi tannineggianti. Deve essere quel gusto malus da mela di vigna mezza acerba.

I vignaioli sorridono mentre versano il vino, dicono che il 2013 è stato un’annata caotica in vigna e poi in cantina, difficile da decifrare anche attingendo alla memoria di coloro che hanno vissuto molte potature nella Valle della Marne.

Il risultato finale però è molto soddisfacente, dicono loro, perché l’acidità del vino è potente ma sottile, non invadente anche se decisa, ma così deve essere. Ci penserà l’assemblage e la bottiglia ad ammorbidirla, poi arriverà l’effervescenza a risvegliarla e comunque non è così contrastata come quella del 2012.

Di fronte a questo preambolo enologico è con piacere e curiosità che si affronta il viaggio nei vins clairs.

Degustando uno Chardonnay 2013 che per noi era mastodonticamente fresco, per loro era denso di acidità, con netti riscontri d’agrumi e di esoticità e con una mineralità gessosa in quello della Côte de Blancs.

Il Pinot noir ha una tonicità acida meno spigolosa dell’annata precedente, produrrà Champagne più morbidi, il gusto di ribes bianco acerbo e un po’ vegetale/erbaceo a noi sembra netto, per loro è l’espressione del terroir.

Il Pinot Meunier dà un’impressione di verde freschezza (e poi dicono che è quello più morbido), anzi è sorprendentemente acidulo, come fosse una susina verde, solo nel finale dà l’impressione di voler attenuare le sue acerbità.

Nell’insieme i soci dell’Association Terre et Vins de Champagne, organizzatori dell’evento, sono concordi nell’affermare che il 2013 avrà un futuro roseo e molti terroir avranno delle nuances qualitative molto interessanti.

A noi non resta altro che memorizzare le loro considerazioni, attendere l’uscita del millesimo per fare dei raffronti e nel frattempo continuare l’allenamento.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)