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mercoledì 25 giugno 2014 15:45:00

Oddbins è un distributore di vino che opera a Londra e da qualche anno ha lanciato una competizione tra degustatori non professionali. Lo scopo ultimo è quello di trovare un vincitore a cui assegnare il titolo di UK’s best amateur wine taster.

Fino qui niente di strano, anzi l’evento è alquanto attraente, tanto che quest’anno si attendono quasi 25.000 iscritti. Però dopo le ultime tre edizioni ci sono molti suggestivi interrogativi che circolano fuori e dentro la rete mediatica, questo perché le ultime edizioni hanno visto primeggiare le donne.

Qualcuno s’è anche chiesto: che c’è di strano? E chi ha tentato di rispondere non ha trovato gli spunti giusti per articolare una razionale oggettivazione.

Allora è stato più singolare e stimolante rovesciare con chiarezza la domanda: le donne sono migliori in degustazione?

A questa domanda si è scatenato un vero e proprio putiferio, anche poco English style, perché qualche eno maschietto s’è indispettito.

La realtà è ben diversa. Non c’è stata alcuna deriva di pensiero a sfondo prevaricatorio, le stesse vincitrici hanno dichiarato che s’è rotto finalmente, e forse definitivamente,  quell’incantesimo che vedeva la figura maschile dominare le potenzialità di essere un esperto di vino, molto spesso perché in grado di resistere alla forza dell’alcool con più resistenza rispetto alla donna.

Ciò premesso, questo fatto non fa sicuramente di un individuo un degustatore, ancor che passionista, anzi frequentemente ne limita gli atti e i fatti, per cui bisognerà indirizzarsi verso altri dintorni giustificativi.

Quindi i perché di quelle performance non hanno trovato chiarificazioni, se non nel fatto che tra uomo e donna non ci sono differenze nelle potenzialità organolettiche, pur riconoscendo una sensibilità odorosa molto migliore nel sesso femminile.

Ma l’aspetto che più sembra chiarire la differenza è quello applicativo, quello di rendere sistematico, razionale e obiettivo il metodo di degustazione acquisito e infine di riuscire a rendere chiaro e comunicativo il concetto che si ha intenzione di esprimere per interpretare le percezioni sottratte agli stimoli del vino: tutto ciò riesce meglio alle donne.

Dicono che sia per il fatto che sanno pensare e costruirsi una strategia operativa tenendo di buon conto ogni possibile e lontana variabile, e che prima di asserire in via definitiva un giudizio si chiedono se ne vale la pena.

Insomma, nelle donne degustatrici abita un perché che non è solo uno stimolo alla spiegazione, ma anche ricerca della veridicità dell’osservazione altrui, cosa quest’ultima che sfugge all’ego dell’uomo.

Tutto si riconduce ancora una volta alla capacità della donna di programmarsi e di programmare ciò che ha deciso che debba essere fatto, fiondandosi con fermezza sull’obiettivo per raggiungerlo con la delicatezza e non con la forza.

Sarah Orne Jewett è stata una scrittrice americana, vissuta tra il 1849 e il 1909, e uno dei suoi migliori aforismi recita: “La delicatezza è in realtà una sorta di lettura del pensiero”. Che sia quella delicatezza femminile a mettere in grado le donne di leggere la realtà del pensiero che gli stimoli del vino, producendo sensazioni, elaborano poi in percezioni?
Di sicuro una bella domanda. Ognuno si dia una risposta e vinca il migliore.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)