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martedì 12 novembre 2019 12:00:00

C'è vino in Danimarca

Quello che ucciderà Gertrude in Amleto era forse vino del Reno, ma se le vicende della tragedia si fossero svolte ai giorni nostri, il contenuto del boccale sarebbe potuto venire anche da qualche vigneto di Skaersogaard, a tre ore di automobile dal Castello di Kronborg, dove morirà il principe di Danimarca. Complice il cambiamento climatico, infatti, quella che fino a una decina di anni fa sarebbe sembrato un grosso azzardo, adesso gode dei crismi di una innegabile realtà: lo Jutland meridionale ha iniziato a coprirsi di grappoli. 

Oggi la Danimarca può contare su almeno novanta vigneti pienamente operativi, e la Svezia è arrivata a quaranta. Persino la Norvegia si è affacciata, con una dozzina di vigne sparse. A chi non crede a locuzioni tipo "riscaldamento globale", dovrebbe bastare questo per cambiare idea: in Francia da tempo si sperimentano cultivar adattate a zone più calde, mentre in Spagna e in Italia si punta sulle altitudini, lasciando che le piante si abbarbichino in cima alle colline più alte, o si guarda a esposizioni più fredde. 

Trent'anni per sconvolgere il mondo

In cinquant'anni la Scandinavia ha guadagnato 6 gradi centigradi, avvicinandosi alle temperature della Francia settentrionale. Questo ha convinto alcuni pionieri a tentare la sorte. I risultati sono promettenti, e anche se il consumo, per ora, rimane pressoché confinato all'interno dei rispettivi paesi, nessuno sembra farsi scoraggiare. L'export dell'intero vino scandinavo, attualmente, vale 14 milioni di euro, nulla in confronto ai 28 miliardi mossi dalla sola Francia, ma nessuno a queste latitudini ha mai pensato di gareggiare sui cento metri. Il tempo, del resto, è dalla loro: la mappa del vino mondiale potrebbe cambiare in maniera radicale a partire dal 2050. Parola di climatologi. Fra trent'anni - scrive Liz Alderman sul New York Timesl'Europa meridionale, l'America Latina, la California e l'Australia potrebbero diventare troppo calde per assicurare una viticoltura di qualità; toccherebbe allora a zone prima impensabili, come la Cina, l'Inghilterra e la Scandinavia raccogliere il testimone. Andrà davvero così? Mancano solo trent'anni per scoprirlo. Purtroppo. 

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)