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lunedì 20 gennaio 2014 16:15:00

Nel mese di febbraio 2013 il ministro inglese della salute annunciava che era in procinto di innescarsi una discussione per sondare la possibilità di inserire nelle etichette dei vini delle informazioni nutrizionali. Sembra addirittura che questa ipotesi sia già allo studio dell’industria delle bevande alcoliche.

Il ministero della salute inglese crede possibile che l’inserimento dei dettagli nutrizionali sulle bottiglie di birra, vini e distillati potrà portare a una riduzione dell’obesità e dell’alcolismo.

Questa posizione di pensiero ha ricevuto una buona accoglienza da parte del mercato delle bevande alcoliche del Regno Unito, che vedrebbero questa idea come l’alternativa al progetto governativo di una tassazione graduata sulla potenza alcolica della bevande.

Il consumo in Inghilterra delle bevande alcoliche è molto variegato, le principali restano vino e birra, e siccome il vino è quello che ci interessa di più e di questa bevanda ne viene consumato ogni anno un quantitativo tale da produrre 24.000 calorie pro capite. Tanto per curiosità quelle calorie corrispondono a 184 pacchetti di patatine fritte.

Il movimento di opinione sta montando, un po’ tutti si sentono tirati per la giacca, tanto che le alte gradazioni di certi vini iniziamo a far storcere un po’ il naso.

In giro per il pianeta vigne e vini molti rumors si stanno affacciando, e nell’ultimo semestre del 2013 le notizie che trattavano uscite sul mercato di vini a bassa gradazione si sono fatte sentire con una certa frequenza.

Questi rumors hanno raggiunto la Nuova Zelanda, notoriamente una nazione del vino in cui il nuovo è un punto d’ordine e le tradizioni ancora non sono state del tutto costruite, per cui la ricettività all’estremizzazione dell’innovazione ha lo stesso approccio di lucidare una chimera.

Si sono quindi riuniti i Ministeri competenti, incluso quello della pesca (?) e l’associazione dei vignaioli NZW per programmare la concretizzazione di un ambizioso obiettivo, fare della Nuova Zelanda il leader mondiale dei produttori di vino “lyfestyle”, cioè vini di qualità a basso tenore di alcool e calorie.

Il presidente all’associazione NZW sembra convinto che questa categoria di vini sia vincente in un certo segmento commerciale, per cui ben venga questa ricerca destinata a produrre premium wines in modo molto naturale, con tecnica viticolturale solida, uso di soli lieviti indigeni, insomma una filiera enologica per niente distante da quella in atto.

Lo scopo finale è di alleggerire il vino dall’alcool e quindi dalle calorie, senza alleggerirlo nella tessitura gusto olfattiva, nella complessità odorosa e nella profondità di gusto.

Per ora sono stati stanziati 10,4 milioni di euro.

Abbiamo chiesto a qualche vignaiolo e produttore il loro pensiero, le risposte non hanno espresso una reale sorpresa, solo un vignaiolo dell’alta Langa ha fatto un’osservazione tra il serio e il faceto: non posso credere che anche il vino abbia bisogno della dieta Dukan.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)