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giovedì 3 dicembre 2015 16:30:00

In un’ipotetica caccia al tesoro in versione enologica, se fosse inserita la parola “Corrèze - Vin Paillé”, in molti troverebbero difficoltà a non rispondere Jura. E lì cadrebbe l’asino (si dice così quando c’è dell’ovvietà), perché non si tratta di Jura ma del dipartimento di Corrèze: territorio del centro della Francia, a sud di Clermont-Ferrand e di Limoges: un territorio fluviale, c’è la Dordogna, la Vézère e la Corrèze che dà il nome al dipartimento.

Coltivare uva da vino non è facile. L’antica ed esigua produzione s’è via via affievolita dopo la crisi della fillossera, fino a ridursi a qualche filare; si perdette anche la tradizione di fare del vino dolce, da uve appassite su graticci, che chiamavano Vin Paillé.

Poi a Chirac (frazione di Brivezac), 276 abitanti, Jean Mage, s’avventurò nel riportare alla luce la coltivazione dell’uva e la produzione del vino. Tutto ciò avvenne nel 1989 e si definì nel 1997 con la creazione del Sindacato Viticolo del Vin Paillé di Corrèze. Sono l’inezia di 73 ha, 2.000 hl di vino, da uve cabernet sauvignon e franc, tannat, côt, merlot, fer servadou, abouriou; nei bianchi troviamo colombard, chardonnay, muscadelle, gros manseng, chenin, ugni blanc, sauvignon.

Il vino dolce Vin Paillé (ma si fa anche del vino secco con altro nome) può essere ottenuto da uve rosse e da uve bianche. La versione da noi degustata, un 2004 Vin Paillé di Jean Mage, Vin de Pays de la Corrèze, è stato ottenuto con uve bianche, appassite su graticci di paglia fino a metà dicembre, quindi ammostato, fermentato, con sosta in botti (barrique) vecchie per due anni. È quindi arrivato sul mercato nel 2007, ha gradi alcolici 12.

Dopo 8 anni di vetro spicca un colore ambrato, alquanto scuro ma non opacizzato e ha movimento molto consistente. Bella l’intensità fruttata molto sciropposa (fico, prugna e pesca), con rimandi al miele di pineta. È balsamico, ha profumo di panforte, di mandorla tostata: ha ampiezza con avvolgenza. Molto vellutato è il suo effetto morbido (da glicerina più che da alcool), è nettamente dolce però accompagnato da saporosità e da sapidità, tanto che ripresenta una coerente continuità e corrispondenza tra olfatto diretto e indiretto. Commento: una storiella con lieto fine.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)