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mercoledì 11 settembre 2013 17:45:00

A posteriori bisogna ammettere che la Francia ebbe una felice intuizione a crearsi la denominazione, nel 1999, Vin de Pays  Portes de Méditerranée. Tutto partì un po’ in sordina, forse perché i produttori dovevano abbandonare dei riferimenti enografici ben costruiti su un territorio definito, esempio Vin de Pays de la Drôme, per abbracciare un’identità multi regionale che potevano pensare dispersiva.

Invece tutto sembra rovesciarsi in modo molto positivo, soprattutto dal 2009 con l’avvento della I.G.P.

Il nome da quel momento è diventato “altisonante” in proiezione export, IGP VIN MÉDITERRANÉE, soprattutto verso quel nuovo oriente che tutti identificano nella “big” China.

Crediamo che il nome sia facilmente spendibile a livello di marketing, Méditerranée dà un senso di localizzazione ben definita, si può associare ad aspetti variegati dell’essere mediterraneo della Francia, abbracciando di fatto dieci dipartimenti che vanno dall’Ardèche a nord, al Var per finire in Corsica.

I vitigni autorizzati sono 111 e di questi 63 possono essere indicati in etichetta; inoltre possono essere prodotte anche le versioni VMdQ (Vin Mousseux de Qualité)

Le uve più impiegate sono Grenache noir, Cinsault, Syrah e Carignan per la versione rossa e rosata; nel bianco spiccano il Grenache blanc, il Viognier, il Rolle, il Roussanne, Clairette e Chardonnay.

Il vino bianco è minoritario, solo il 17%, mentre la parte del leone la fanno i rosati con il 44%, con i rossi che si attestano al 39%.

A parte l’appeal innato e prezioso del nome “Méditerranée”, che forse poteva essere più appropriato e consono, non solo per fatti e atti storici, ma anche per un clima mediterraneo più verace a nazioni come l’Italia, i vini sono semplici, beverini, graziosamente fruttati e rinfrescanti nel gusto, soprattutto i rosati e i bianchi, con una forbice di prezzo tra 4,5 ai 15€ per certi opulenti rossi da Merlot e Syrah.

Il messaggio che stanno cercando di far passare è ambizioso, perché vogliono coniugare sfaccettature di ambientazione ampelografica davvero distanti non solo dal mare, ma anche altitudinali e climatici: da 0 metri s.l.m. a 800 metri.

Infatti, possiamo incontrare sotto l’ombrello IGP Vin Méditerranée i vini rosati dei Mâitres Vignerons de St-Tropez, o i Vignerons del Mont Ventoux, la cui mediterraneità è legata al Mistral, o ancora quelli della Cave de Lourmarin (Vaucluse) che si combinano con quelli della Cave Coopérative Aghione, Aléria in Corsica.

Di certo l’IGP Vin Méditerranée potrebbe avere una enorme potenzialità da spendere e i produttori stanno battendo la strada della gamma diversificata per soddisfare il gusto del maggior numero di consumatori possibili. Per fare ciò stanno coniugando tradizione a innovazione, e questa unione ha avuto un impatto inaspettato e vantaggioso nel mercato USA con il vino rosato. Altra cosa da tener di conto è che i produttori sono riusciti a stabilire dei rapporti molto proficui, scevri da sensi di diffidenza, per cui il sistema che stanno tassellando sarà foriero di molti benefici, per tutti.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)