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giovedì 5 marzo 2020 09:00:00

Più di un quarto dei venti vini scelti dal critico enologico del New York Times, Eric Asimov, sono appannaggio dell'Italia. Nella classifica stagionale, tra argentini, tedeschi, francesi, sudafricani e via elencando, l'Italia domina le preferenze, dimostrando - nel bene e nel male - la sua posizione dominante nel settore dei vini commercial premium, quelli a medio valore percepito. Se il paese dovrà impegnarsi progressivamente per mettersi alla pari con Francia e USA, leader nel settore dei vini di alto valore (super premium), la classifica, nella fattispecie, dimostra comunque come il nostro paese sia una solidissima garanzia quando si tratta di mettere a disposizione ottimi vini a un prezzo ragionevole. 

Piemonte e Toscana

Dei sei vini scelti da Eric Asimov, quattro appartengono a due regioni teste di serie della produzione italiana: Piemonte e Toscana. Il primo è il Dolcetto d’Alba Pian Balbo 2017 della storica azienda Poderi Colla, funestata, giusto un anno fa, dalla scomparsa del patron Beppe, tra i patriarchi di Langa. "Un vino sottile ed elegante, che profuma di fiori, di fruttini rossi piccanti". Il secondo è il Colline Novaresi Nebbiolo 2018 di Ioppa, settima generazione di un'altra illustre famiglia del vino italiano, attiva sin dal 1852 sulle colline di Romagnano Sesia. "A partire dagli anni Sessanta del Novecento - raccontano i colleghi sulla guida Vitae 2020 - Pierino Ioppa ha dato un forte impulso al Ghemme, contribuendo a farne un prodotto di fama internazionale." In questo caso il nebbiolo balla da solo, ed è "semplicemente delizioso, enfatizzando il suo lato più schietto e profumato di frutti scuri". 

Dalla Toscana il Chianti Classico 2016 di Fattoria Rodàno: "ricco, massiccio, intenso e stratificato. Non si offre con la precisione del laser ma somiglia più a una grossa raccolta di frutta, erbe e terra da esplorare". Assieme a lui, Unlitro 2018, un IGT Toscana Rosso prodotto nella provincia di Grosseto dalla cantina Ampeleia, nata nel 2002 dall’incontro tra Elisabetta Foradori, Thomas Widmann e Giovanni Podini. Proveniente dai vigneti più giovani e vicini al mare, è composto in prevalenza da Alicante, assieme a Carignano, Mourvedre, Sangiovese e Alicante Bouschet. "Meravigliosamente profumato, elegante e leggero, intenso e pieno di sapore. Un'interpretazione distintamente italiana di una miscela di uve che ricorda il sud della Francia."

Emilia e Abruzzo

Provengono da Emilia e Abruzzo i vini che concludono l'elenco degli italiani prescelti. Falconero Zero 2017 è un IGT Emilia Rosso Rosso Metodo Ancestrale prodotto in provincia di Modena da Terraquilia. La filosofia di Terraquilia - dice la guida Vitae 2020 - consiste nel produrre vino con il metodo ancestrale, legato non solo alla tradizione delle alte colline modenesi, ma anche alla storia della famiglia del proprietario Romano Mattioli. Giovane azienda vitivinicola, ha fatto investimenti di rilievo nel 2016 per costruire una nuova e moderna cantina produttiva, con una parte sotterranea che consente lo stoccaggio di duecentomila bottiglie, per la fase di sosta sui lieviti prevista dal metodo di lavoro. Per Asimov, Falconero Zero "è secco, sapido e terroso, ottenuto dall'uva grasparossa, una delle varietà classiche di Lambrusco.". 

Tra le colline di Cugnoli, in provincia di Pescara, la cantina Tiberio è diventata una stella dei bianchi della regione.  Lo "straordinario Pecorino - leggiamo in guida -  esprime alla perfezione questo terroir, a conferma di un’azienda che in poco più di un decennio si è portata ai vertici dell’enologia regionale". Meritano, però, anche i rossi, come il Montepulciano d'Abruzzo 2017, così descritto dal critico del Times: "luminoso, vibrante, dal cuore minerale e con un tocco di amaro e leggera astringenza tannica".

AIS Staff Writer
 
 
© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)