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mercoledì 16 settembre 2015 16:00:00

Nel panorama delle notizie del vino è ormai possibile avere una visione di ciò che accade, non solo con una certa immediatezza, ma anche colmando distanze d’informazione fino a qualche anno fa inimmaginabile.

A New York si è tenuto un breve seminario, nell’ambito di una manifestazione denominata Vino 2015, sullo sparkling italiano ed è salito alla ribalta un inaspettato (secondo loro) vino del Piemonte: Chardonnay Rocche dei Manzoni di Valentino Brut Riserva 2001.

Forse l’inaspettato si riferiva al fatto che un 2001 fosse ancora così in forma, e allora un po’ di tolleranza l’avremo per quel popolo di “cocacolari”; però, scherzi a parte, gli spumanti delle Rocche dei Manzoni sono d’alto lignaggio, ancorché dalla diffusione limitata.

L’azienda è nel comune di Monforte d’Alba, di certo più conosciuto per le potenzialità barolistiche, che per le bollicine, spesso viste con amichevole inimicizia.

Però, ci va di dirlo, Rocche dei Manzoni di Valentino Brut Riserva, nel nostro caso è un 2006  Riserva Elena, ed è stata davvero una straordinaria conferma (degustato da La Piola, Alba).

La cuvée è composta da chardonnay e pinot nero, ha fatto autolisi per 48 mesi e ha riposato in vetro alla bisogna. Ne è uscito un vino dal colore oro luccicante, un oro solare, un giallo che illumina un campo di grano prima della mietitura. Offre uno spunto odoroso di frutta tropicale: mango, ananas, papaia; poi fiori di ginestra e tarassaco. Ha un appeal olfattivo che invita a ripetere l’annusamento, perché sembra che sotto sotto ci sia sempre qualcosa in grado di sorprendere. C’è una succosità molto polposa al palato, con il volume gassoso che si scioglie nelle patinosità gelatinose della susina, del pompelmo e dell’ananas, in un pot-pourri di sapori sapidi e asprigni, con un finale che chiude inaspettatamente (però pregiatamente) soffice. Una riconferma completa di classe e di valore commerciale. Era qualche anno che non lo incontravamo sulla nostra strada di degustatori, ci doliamo della mancanza e chiediamo scusa al vino. Se facessimo un discorso che filtra il prezzo e la proiezione del valore commerciale per le preziose finezze organolettiche che propone, non si dovrebbe collocare al di sotto di 90/100, soprattutto perché ci entusiasma; sappiamo però che non è con l’entusiasmo che si danno i voti, per questo motivo evitiamo di esprimere un giudizio numerico, però vi invitiamo a berlo ogni volta che lo trovate in carta.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)