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lunedì 9 settembre 2013 14:45:00

Sono usciti in questi giorni alcuni dati statistici, fonte Gallup, che fanno riflettere, anche positivamente, sul futuro trend del consumo del vino negli Stati Uniti d’America.

I dati prendono in esame l’alcool condensandolo in un ventaglio espresso in termini di consumo di birra, di vino e di bevanda alcolica.

Il dato che fa riflettere è soprattutto la frequenza del consumo di alcool nella popolazione americana, che – secondo Gallup – non è cambiata di molto dal 1939 a oggi. Infatti, il 63% del campione intervistato nel 1939 affermava di bere, minimo occasionalmente, dell’alcool, oggi (2013) il risultato non è progredito, la percentuale si assesta al 60%. Però nel 1939 c’era un 47% che si asteneva dall’alcool, invece i dati odierni sono più confortanti perché coloro che non assumono alcool sembrano attestarsi al 30%.

Curiosa è anche la fascia di reddito di chi si astiene dall’alcool: in quelli oltre i 75.000 Usd solo il 19% non ha contatto con alcool, invece sale al 48% per chi ha reddito intorno al 30.000 Usd.

Per quanto riguarda l’età di contatto alcolico, sono i più giovani (35-54 anni) quelli con più feeling: il 72% ha risposto positivamente.

Finalmente il gap tra consumo di birra e vino s’è ristretto negli ultimi venti anni: nel 1992 gli americani bevevano con più frequenza la birra per il 47%, il 27% sceglieva il vino e il 21% altre bevande alcoliche, più altre bevande marginali.

Nel 2012 la birra si attesta al 36%, il vino al 35% e gli altri a base alcolica al 23%.

Si intende chiaramente come preferenza di beva, ciò non significa che la preferenza di una bevanda, escluda del tutto le altre.

All’interno di queste percentuali spicca il dato delle donne che per il 52% preferiscono il vino alla birra, relegata al 20%, e superata anche dalle altre bevande, 24%. Anche la fascia giovanile del sesso maschile ha dato un contributo all’incremento dell’uso del vino, mentre gli over 55 sono più affezionati alla birra.

È indubbio che questi dati siano molto confortanti per il mondo del vino, la difficoltà starà nello stare al passo con i mutamenti e le evoluzioni del gusto di questa nuova età del vino, che nell’indole che la contraddistingue, cioè esuberanza e stravaganza, potrebbe non volersi accontentare di certi classic new wines, introdotti nel mercato statunitense da una generazione di press man già molto aged, e che in quest’anno sembra stiano più pensando a mettere in cascina il raccolto proveniente dalle semine degli anni precedenti.

Un segnale di questa virata enologica è annusabile nel successo del gusto semi dolce dei vini bianchi, con l’uva Moscato che sta sgomitando in lungo e in largo, divorando le yards verso un touchdown inimmaginabile solo due anni addietro.

Insomma gli States si presentano ancora come un mercato che appena lo artigli potrebbe scivolare via, e anche se ben afferrato non garantisce un costante incremento. Il dato eloquente dell’indagine Gallup è quello che la birra non sembra in grado di dare una svolta al suo regresso, mentre per il vino il trend è “wine in progress”, proprio come il nostro Congresso Nazionale del prossimo Novembre in Toscana. «Geed up!» griderebbe il cowboyin sella al suo mustang prima di essere sbatacchiato nella polvere rossa durante il rodeo a Kansas City; ma soprattutto “got on the gas” consapevolmente.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)