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venerdì 3 agosto 2012 11:30:00

Nel maggio scorso la De Bortoli Wines, un big del vino Australiano, ha messo sul mercato due Sparkling Wines: Trevi e Willowglen.
Fin qui niente di originale, poi l’occhio si sofferma sulla chiusura e, perdinci, si tratta di un tappo a vite. Il suo nome è “Viiva”, ed è il risultato di cinque anni di ricerca delle aziende O-I, industria vetraria, della Guala Closures Australia, specializzata in tappi a vite, e infine il concorso di De Bortoli.
A detta degli animatori del progetto questa chiusura è una garanzia, però bisogna che il vino non superi la pressione di cinque atmosfere. È adatto quindi per lo Charmat.
L’apertura del tappo è semplice e si sviluppa in due tempi: la prima svitatura rilascia la pressione, la seconda apre la bottiglia.
Sembrava che la notizia avesse già fatto il suo corso, invece il 3 agosto, nella Clare Valley, l’azienda Taylors ha deciso di imbottigliare il 10% del suo vino spumante con lo stesso sistema.  Se capitate a Londra potrete trovarlo con il brand Wakefield.
«Il tappo a vite impedisce perdita di CO2  e di freschezza», annunciano le Aziende interessate, però non si soffermano a dare delucidazioni sull’effetto riduttivo.
De Bortoli e Taylors affermano che questa chiusura incoraggerà il consumo responsabile di alcool, perché il consumatore potrà aprire la bottiglia, bere un bicchiere di vino, richiuderla facilmente, tanto manterrà la pressione per giorni.
«È l’ultima frontiera che cade», annunciano dall’Australia. Ora si teme una caduta di valore delle azioni delle aziende produttrici di stopper; qualcuno pensa di istituire una barriera protettiva, preannunciando azioni contro l’import dell’australiano che salta: il canguro.

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)