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lunedì 30 maggio 2011 17:15:00

Una vera e propria industria, che in Piemonte fattura ogni anno milioni di euro. Una piacevole tradizione conviviale. Un motore trainante del turismo in regione. Ma anche una realtà millenaria, i cui primi segni di vita si trovano in reperti archeologici vecchi di epoche.

Il vino, dai suoi primordi, è al centro di una mostra «eno-archeologica» allestita a Materima, spazio espositivo a Casalbeltrame (Novara), con più di 350 reperti che raccontano, fino al 5 agosto, tutte le civiltà vinicole del Mediterraneo. La mostra è composta da quattro sezioni, curate da Giuseppina Cianferoni, e copre un arco di tempo che va dal III millennio a.C. al XIX secolo d.C.: dalle più antiche testimonianze del Vicino Oriente alla Grecia, dall'Etruria a Roma, per finire, attraverso Medioevo e Rinascimento, al periodo Risorgimentale.

La prima sezione affronta il tema della vinificazione e della viticoltura, passando dall'ideologia del simposio greco ed etrusco, con una finestra sul commercio del vino etrusco, giungendo infine alla pratica del banchetto in epoca romana. La seconda sezione riguarda Grecia e Vicino Oriente, la terza l'Etruria e Roma e l'ultima presenta un excursus su Medioevo e Rinascimento, fino a giungere al periodo risorgimentale.

Alla fine del percorso ci sono due sale espositive in cui sono stati ricreati scenari suggestivi e sensoriali: un fondale marino con resti del carico di una nave da commercio di epoca etrusca ed una sala tricliniare di epoca romana.

Tutte le tappe della storia del vino sono narrate con materiali archeologici: pitture vascolari, lastre a rilievo, sculture. Come la preziosa scena di banchetto sulla lastra fittile a rilievo datata al VI secolo a.C. o i vasi greci a figure rosse che raffigurano vendemmia e pigiatura dell'uva: hanno duemilacinquecento anni. E oltre ai Greci ci sono gli Etruschi, grandi cultori del banchetto: come mostrano i corredi funebri di Populonia, anche loro in mostra. E poi statuette romane di Dioniso, vasi dell'Anatolia, calici micenei provenienti da Rodi (come quelli dei grandi principi dei poemi omerici), boccali medievali e rinascimentali, forme in vetro provenienti da Damasco e infine bottiglie e bicchieri in vetro recuperati dal relitto del transatlantico Polluce, affondato nel 1841.

Una mostra che racconta 6 mila anni di storia del vino, fino al 5 agosto 2011, aperta da martedì a venerdì dalle 14 alle 20, nel weekend dalle 10.30 alle 20. Ingresso 5 euro, per informazioni www.materima.it.

Nella foto un cratere attico a figure rosse raffigurante una scena di spremitura con Dioniso e i satiri



© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)