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venerdì 18 aprile 2014 18:00:00

Riceviamo questo scritto da parte di un Socio e volentieri pubblichiamo.

 

… te lo raccomando!

L’elocuzione non ha un solo indirizzo lessicale o giustificativo, ha una bivalenza che può esprimere un senso di affettuosa possibile sciagura o un’imposizione autoritaria.

Ebbene la storia di quel “te lo raccomando” non ha alcuna interazione con quanto sopra espresso.

La mia formazione di sommelier è avvenuta in una regione del centro Italia il cui capoluogo corrisponde alla capitale e la centralità veniva decantata come un forziere lucchettato da un’aureola di santificati docenti per privilegiati discenti.

L’espressione “fuori piove… fuori vi bagnate… l’ombrello della cultura del vino è qui, fuori c’è l’ignoranza, la gnoseologia è assente”, (mi scuso… non si usava gnoseologia, ma voglio fortissimamente differenziarmi, anche usando la congiunzione -e- anziché -ed-), era una specie di assillante litania mantrica, che veniva ripetuta con studiata frequenza, come un intreccio che connette un ordine, come un sermone.

Ci ho creduto, ho partecipato ai riti enologici, quasi invidiando la figura che dal pergamo dominava il proprio visibile.

Ci ho creduto, come si crede alla befana di piazza Navona e ai lucchetti di Ponte Milvio, poi scopri che un giorno quei lucchetti sono stati rimossi e non è crollato il mondo, che la befana è la nonna della porta accanto, e il mondo resta in piedi.

Anche a me è sembrato crollare il mio mondo quando s’è spezzato l’incantesimo dell’ombrello che ti proteggeva dall’infida pioggia e mi sono detto: e ora?

Sono stati attimi novembrini di veri dubbi ludici, di timori di restare senza le guide eno-spirituali, per quel ramo che si spezzava dall’albero, che si auto amputava con molta inutile (?) e ingrata (?) esacerbazione.

Poi mi sono osservato allo specchietto retrovisore della mia auto, ho visto solo i miei occhi, e mi sono accorto che non erano chiusi, ma vedevano il davanti e il dietro della mia corsa.

E dopo anni di rincorsa ho visualizzato che non avrei avuto altre occasioni di crescita se fossi restato in quella che ormai stava diventando una scia e avrei rischiato di raccogliere gli spruzzi o peggio le scorie.

Non c’è crescita, mi son detto, quando l’occasione di mostrare il meglio del sé è l’emulare in negativo l’immenso Belli: e llui me vô scoccià lli zzebbedei.

E fra il ramo che s’amputa e l’albero che c’ha le radici provo a scegliere il secondo. E che mi trovo? Mi trovo per la prima volta al Vinitaly, mi trovo a parlare con l’albero e con gli altri rami dell’albero, e che accade? Accade che non ci sono santi in paradiso, perché anche io posso esserlo: non mi è negato, anzi!

Il mio privilegio di discente si frantuma perché mi dicono che se lo voglio posso avanzare, per cui mi ritrovo con tanti altri ex-discenti a condividere qualcosa che quella parte di albero che s’è auto amputato non mi aveva prospettato. Sono finalmente una foglia dell’albero? Mi guardo intorno, chiedo e… noto che è un sì! Le foglie sono tantissime per cui mi domando dove troverà la propria linfa un ramo auto amputatosi, forse aspetterà che arrivi la colomba per portarlo da qualche parte in un’arca: ma allora è un ramoscello in mezzo a un diluvio? Deve essere piovuto tanto!

Ho deciso. Farò il corso per degustatore ufficiale AIS, poi il seminario sulla comunicazione, poi preparerò una lezione e mi confronterò con me stesso attraverso gli altri. Una bella e lunga fuga verso il futuro, soprattutto perché a dispetto del passato mi si prospetta veramente, non mi viene nascosta per non incrinare le santificazioni ufficiali.

E il Vinitaly? Quello lo raccomando, anche se sarà nel 2015; invece gli altri romaneschi riti “te li raccomando”… ciavessivo pijjati per bbabbussi.

MC Tessera AIS 7…/

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)