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Un Tiezzi a Montalcino

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mercoledì 20 marzo 2013 14:00:00

Indiscutibilmente la storia del Brunello è legata alla famiglia Biondi-Santi e spesso molti si limitano a questa garanzia storica per sintetizzarne la storiografia enoica.

Però c’è dell’altro, anzi c’era dell’altro, e più precisamente un certo Riccardo Paccagnini che nelle vigne del Podere Soccorso, nel lontano 1870, vinificò uno scorbutico Sangiovese “grosso” e addirittura lo etichettò con il nome “Brunello”.  Nel 1904 il Brunello del Paccagnini ricevette un Diploma di Grand Prix all’esposizione industriale internazionale di Bordeux, dove sicuramente il Sangiovese non era accolto con simpatia, visto il dominio di Cabernet e Merlot; però il suo Brunello 1894 si fece valere e si meritò la menzione, dimensionando di fatto Riccardo Paccagnini a pioniere del Brunello.

Enzo Tiezzi cominciò ad avere vigna a Montalcino nel 1980, comprò il podere il Cerrino, poi la Cigaleta, infine si accaparrò con coscienza critica del Soccorso: il podere con vigne del Prof. Paccagnini.

Oggi i tre poderi sono diventati un tutt’uno e in questa unità viticola si coltiva Sangiovese a due altitudini, 350 metri slm a nord est di Montalcino, e a 500 metri, in direzione sud ovest rispetto alla Madonna del Soccorso.

Nei vigneti “bassi” l’allevamento è a cordone speronato, nella parte alta (il Soccorso) ad alberello. È superfluo dettagliare che tutto è maniacalmente curato per rispettare il meglio del grappolo, la vinificazione è super tradizionale, sfrutta i tini tronco conici e l’affinamento in gradi botti di legno di Slavonia e quant’altro collegato all’artigianalità enologica.

La curiosità per i vini di Enzo Tiezzi è quindi molto legata all’aspetto pionieristico, cioè quelle pericolosa (ma affascinante) relazione con il  Prof. Riccardo Paccagnini e la vigna del Soccorso.

Per cui il nostro resoconto è questo.

Il Brunello di Montalcino 2008 di Enzo Tiezzi (peraltro enologo) è ben fatto, ha colore compatto, tinto di Sangiovese verrebbe da dire. Bene le espressioni fruttate, capaci di comporre un’adeguata ampiezza olfattiva appena trovano il supporto speziato e quasi balsamico. Cruciale è la ricchezza tannica, così come altrettanto decisiva è la sponda dell’alcool, e non di meno risolutiva quella freschezza che solo l’uva Brunello può offrire. Piace molto questo vino sincero.

Brunello di Montalcino Vigna Soccorso Riserva 2007. Molto rubino e molto granato, soprattutto brillante nella cromaticità e dosato nella consistenza visiva. Chissà se era così anche quella vendemmia del 1894 che strabiliò Bordeaux?

Ha comunque un bagaglio odoroso di primordine, verrebbe da dire formativo o propedeutico alla comprensione di ciò che un Sangiovese Grosso, nella sua semplicità, può offrire.

Non è ancora del tutto dischiuso il bouquet, ma certi rimandi al sottobosco che si risveglia in primavera, dove le violette s’alternano ai primi amaricanti e microscopici fiori bianchi, dicevamo… questi rimandi s’avvertono. Bello e rinfrescante è il ricordo del fruttato: di bacche rosse, blu e nere di bosco, asprigne e selvatiche, che macchiando di colore l’indice e il pollice che s’usa per assaporarle ti rimandano un profumo succoso. La liquidità alcolica cerca di imporre il proprio caldo effetto pseudo calorico, ma il movimento della masticazione diluendo la contrazione tannica, rende energico il potere elegantemente aciduleggiante del Sangiovese, per cui il finale riesce a farsi anche sapido e minerale come d’incanto, prima che tutto questo ben di Dio sfumi nel ricordo, prima di saldarsi nella memoria del degustatore. Bene così, caro Brunello del Soccorso.

 

 

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