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giovedì 5 luglio 2012 15:30:00

di Gabriele Ricci Alunni  

Il “Vinho do Porto”  o, semplicemente, Porto viene prodotto esclusivamente con uve provenienti dalla valle del Douro, attraversata dall’omonimo fiume. Separata dal mare dalle montagne di Marāo e protetta dai venti dell’Atlantico, questa spettacolare valle montagnosa di austera bellezza è situata a 80 km ad est di Porto. I vigneti sono piantati su terrazze abbarbicate sulle rive scoscese della valle del Douro e dei suoi numerosi affluenti. Le terrazze più vecchie, molto strette, spesso ospitano una sola fila di viti e sono separate da muretti di pietre a secco. Si elevano una sull’altra alla stregua dei gradoni delle piramidi Maya: il frutto di secoli di fatiche inenarrabili, ora classificate come “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”.
Il clima è generalmente molto caldo e secco in estate e con inverni decisamente rigidi ma, vista l’esclusiva conformazione di tutta la valle vitivinicola, ci sono centinaia di microclimi particolarissimi che caratterizzano in maniera unica tutti i vini. Anno dopo anno i vendemmiatori, stremati dalla raccolta, tornano ai loro villaggi di montagna per pigiare di notte i grappoli raccolti di giorno, accompagnati dalla musica degli organetti. Nonostante sia faticoso e costoso, il metodo tradizionale della pigiatura con i piedi è ancora molto diffuso, poiché la delicata pressione dei piedi estrae gradualmente la ricchezza del colore e degli aromi delle bucce. Negli ultimi anni, dalle grandi aziende è stato sviluppato un innovativo sistema meccanico che riproduce gli effetti della spremitura con i piedi. Al momento giusto, quando i lieviti hanno trasformato metà degli zuccheri naturali in alcol, la fermentazione viene interrotta aggiungendo purissimo brandy non invecchiato. Questa pratica, chiamata “fortificazione”, blocca la fermentazione alcolica lasciando buona parte dell’originale dolcezza dell’uva nel vino finito. Nella primavera successiva alla vendemmia, il vino fortificato viaggia per oltre 160 chilometri verso la foce del fiume fino alle fresche cantine di Oporto, dove inizia il suo percorso di invecchiamento che lo trasformerà in eccellente “Porto”.
Grazie alle misure introdotte dal Marchese di Pombal nel 1756, la valle del Douro fu riconosciuta come territorio esclusivo del vino Porto diventando la terza regione vinicola nella storia ad essere stata oggetto di protezione; più “datate”, infatti, risultano essere solo le aree di produzione del Chianti in Italia (1716) e del Tokaji in Ungheria (1730).
Nel XVII secolo i commercianti inglesi, privati dei loro rifornimenti di vino a Bordeaux e dalle frequenti guerre con la Francia, cominciarono ad apprezzare i profumati e robusti vini del Portogallo. Con il trattato di Methuen del 1703, l’Inghilterra concesse sui vini portoghesi tasse inferiori a quelle praticate ai vini di Francia e Germania diventando, di fatto e per oltre un secolo, il principale mercato per i vini della valle del Douro.
Tra le aziende protagoniste del Vino Porto c’è sicuramente Graham, realtà gestita da generazioni dalla famiglia Symington, discendenti da Andrew James Symington e Beatrice Atkinson, che si sposarono a Oporto nel 1891. Andrew James arrivò molto giovane dalla Scozia nel 1882; Beatrice Atkinson discendeva da John Atkinson (che aveva vissuto a Oporto dal 1814) e sia suo padre che lo zio erano produttori di Porto. Da parte di sua madre, Beatrice Atkinson era un diretto discendente di un mercante di vino del 17° secolo, Walter Maynard, console inglese a Oporto nel 1659. Con le radici da lungo tempo stabilite nel nord del Portogallo, i Symington hanno acquisito una grande esperienza come produttori di Porto e hanno dimostrato grande capacità di resistenza nel sopportare gli sconvolgimenti della storia, dalle rivoluzioni e guerre mondiali alle difficili condizioni di mercato che hanno spinto numerose famiglie ad abbandonare la produzione di questo memorabile vino.
Una delle tipologie dove Graham eccelle in qualità, per maestria nella selezione, nell’invecchiamento e nella preparazione dei blend, è quella del “Porto Tawny”.
Infatti, tra i vari stili di Porto, è quello più difficile da produrre perché richiede grande abilità e anni di esperienza dell’enologo e del suo staff. È indispensabile trovare il giusto equilibrio tra delicatezza ed eleganza, caratteristiche che derivano dal prolungato invecchiamento in botte e dalla qualità e ricchezza del frutto, che conferiscono ai Tawny molto vecchi struttura, freschezza e longevità.
La maggior parte dei Porto Tawny messi in commercio sono miscele di un'età media, come indicato sulla bottiglia - 10, 20, 30 o 40 anni - ma ogni singola partita destinata a questa tipologia, è il vino proveniente da un'unica annata e invecchiato in piccole botti di rovere per acquisire le tipiche sfumature ossidative. Ogni anno è degustato per valutarne la qualità, e nel corso degli anni viene utilizzato come componente del blend per la realizzazione di Porto commercializzati progressivamente come più anziani. Solo i“ Colheita” sono Porto Tawny miscelati della stessa singola annata di vendemmia, invecchiati in botte per un minimo di 7 anni prima dell'imbottigliamento e non sono prodotti tutti gli anni. Molto più raramente si scopre che alcune “pipe” (tipica botte di legno da 500-550 litri) contengono dei vini così straordinari che non devono essere miscelati ma imbottigliati come “Single Harvest Tawny Port”.
Per quanto riguarda l’annata 1952, tre generazioni di Symington hanno avuto la lungimiranza e la saggezza di conservare qualche botte per lasciarlo maturare ed assaggiarlo di anno in anno. Fu in una di queste degustazioni, nello scorso autunno, che si decise di imbottigliare  il Graham “Single Harvest Tawny 1952” come singola annata per commemorare il Giubileo di Diamante di Sua Maestà la Regina Elisabetta II, ricevendo l'approvazione della Casa Reale di includere in etichetta la scritta “To Commemorate The Diamond Jubilee of Her Majesty Queen Elizabeth II”. Una partita di sole sei “pipe”, che corrisponde a circa 4000 bottiglie numerate singolarmente, che rimarranno nelle cantine di Vila Nova de Gaia perché per il momento saranno commercializzate dall’Inghilterra solo mille bottiglie e dieci Jeroboam.
C’è da dire che nessun altro vino dell’annata 1952 ha ricevuto quest’onore. Si tratta, probabilmente, di un attestato non solo per il fatto della sua annata e della sua eccezionale qualità, ma per l'alleanza e l'amicizia di lunga data tra il Portogallo e l'Inghilterra, che risale al trattato di Windsor stipulato nel 1386.

Un vino che colpisce per lo splendido color mogano con pennellate ambra sul bordo. Al naso ha una straordinaria intensità aromatica, con note eteree che esaltano un ampio ventaglio di spezie, cortecce, frutta secca, sottobosco, tabacco, zenzero, polvere di cacao. Al palato è profondo e maestoso, incredibilmente intenso e potente, regale nella sua complessità, con note di zucchero d’orzo, fichi e frutta secca, chiodi di garofano, macis e cardamomo. Elegante e armonico, chiude con un lungo finale che evidenzia la sua equilibrata dolcezza, note di agrumi canditi e tabacco dolce.

Nota dolente di questo splendido prodotto è la reperibilità: la commercializzazione di questa piccola partita è stata affidata all’ importatore di Londra Berry Brothers & Rudd con il quale i Symigton lavorano da generazioni, al prezzo di 275 sterline. Inizia la caccia! 

 

 

 

 

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)