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giovedì 1 ottobre 2015 14:00:00

L’AOC Muscadet si estende su 13.000 ettari in quella parte dalla Valle della Loira chiamata Loira Atlantica, un’estensione di un’ampiezza così varia e indistinta da cui non è facile attendersi un vino (da muscadet) che sia stato in grado di trattenere le sue specificità organolettiche.  

Il muscadet ci mette anche del suo a rendersi poco distinto, spesso perde le sue delicatissime preziosità con alte rese, lavorazioni in cantina poco rigorose e non ultimo la conseguenza di un andamento climatico con frequenza non favorevole.

Questo Muscadet ci ha sorpreso molto. È un semplice Muscadet AOC, Clément Pascalet, imbottigliato da Caves des Lauriers – anno 2013 – in un luogo con codice postale F44330. Ci ha sorpreso perché s’è cuccato una patacca d’oro al Concorso Agricolo Generale di Parigi, e a quelle “medaglie” abbiamo sempre guardato con diffidenza.

Diciamo subito che il vino all’assaggio mette in fuga tutti i dubbi: è eccellente.

Il colore è di un verdolino chiarissimo, lucidissimo e brillante, con unghia bianco carta. Non è intenso al profumo, ma la delicata e leggera varietà degli odori è davvero la pura espressione del muscadet (alias melon de Bourgogne). Fiori bianchi (biancospino e fiori di campo) delicati nell’amaricante, è fragrantemente fruttato di pesca tabacchiera, di mela verde, di mandorla e di avellana; tutto è ben fuso in un erbaceo di foglia di mandorlo, di verbena, il finale quasi di anice stellato. Il volume liquido ha una consistenza sapida sottile, con freschezza molto misurata nel sapore citrino e alcol appena accennato; ciò crea un bilanciamento ottimo e un finale di aroma molto lungo al flavor di pesca e di pâté di mandorla. La corrispondenza olfatto/gusto è di una somiglianza straordinaria e ancor di più sorprende che il finale non sia segnato dal tipico amarognolo del muscadet.

Altra sorpresa. Non riusciamo a risalire alla Caves de Lauriers. Siamo assaliti da un dubbio: è una bufala, c’è un trucco? Invece so! Alla fine troviamo anche il responsabile di quest’ottima espressione di muscadet: SAS Castel Frères, ovvero Castel. Si tratta di un colosso nel mondo del vino e della birra,  basti pensare che è proprietario di Patriarche a Beaune e di Château Beychevelle a Saint-Julien nel Médoc, più altri 20 Château sparsi in Francia e ha vigne perfino in Africa. Questa degustazione ci induce a trarre due conclusioni: non diffidare a prescindere delle medaglie assegnate nei concorsi; i grandi vini da “piccoli” vitigni li fanno anche i grandi gruppi. È proprio vero: qualcosa con il vino si impara sempre.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)