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giovedì 21 febbraio 2013 16:45:00

Molto interesse ha destato il cambiamento di rotta dello Château Pontet-Canet, quinto cru di Pauillac. Il viaggio del vino di Pontet-Canet è stato alquanto travagliato, tanto che negli anni ’50 dello scorso secolo si era rifugiato nell’angolo impersonalmente enologico di produrre vin de table per un mercato non squisitamente di élite. L’arrivo del magnate del Cognac Guy Tesseron, fine anni ’70, e poi del figlio Alfred, attivò una rivoluzione di stile e di filosofia,  e per concretizzare il cambiamento si avvalsero anche della consulenza di Michel Rolland. Poi dopo una decina di anni iniziarono il passaggio alla biodinamica, introducendo anche l’uso del cavallo per la lavorazione del terreno: oggi ne hanno cinque e possono garantire la lavorazione del 45% del vigneto. Ma il cambiamento non è stato solo in vigna, anche la cantina ha visto un po’ di stravolgimenti. La vinificazione avviene in contenitori di materiali diversi, dal legno al cemento, perché capaci di offrire una buona stabilità termica.

In cantina non mancano le barrique e il vino si sosta per circa 20 mesi e ogni anno il 60% era rinnovato.

Ma qualcosa è sempre bollito nel pentolone d’idee di Alfred Tesseron, e il suo feeling con il legno risultava via via meno espressivo, meno legante. Un po’ di anni fa tentò anche l’uso delle vasche di cemento a forma di uovo (Nomblot) per affinarvi il vino, ma non ne fu particolarmente entusiasta, così tra il 2010 e il 2012 ha iniziato a sperimentare l’affinamento nelle anfore, addirittura costruite in azienda.

Fonti ben informate stanno affermando che Alfred Tesseron si sia stancato di degustare il suo Cabernet Sauvignon e il suo Merlot così intrisi di tostatura, di grafite, di balsamicità, di dolce resinosità, e sembra gli sia scoppiata la bomba del fruttato.

La costruzione artigianale di queste giare è un po’ strana. Nell’impasto sono stati amalgamati anche dei piccoli ciottoli (grave) presi dalle vigne, e in alcune addirittura calcare e argilla: le anfore contenenti le grave sono usate per il Cabernet Sauvignon, le altre per il Merlot.

Nel 2012 il 15% del vino proveniente dalle uve dei vigneti di proprietà (81 ha) è stato destinato alla maturazione in anfora, quindi ci attendiamo molte briose sorprese da quest’azienda nel prossimo futuro, anche perché l’esperimento è unico qui in Gironda.

Per ora si registra che tutto questo magmatico rinnovamento, tutta questa sfrondatura dal “legno” ha fatto registrare un’ascesa impressionante in termini qualitativi, con principalmente il raggiungimento di un’elegante potenza tannica, ben combinata con tutto quel ben di Dio di fruttato che il Cabernet e il Merlot sanno offrire.

Pontet-Canet ha cambiato completamente pelle negli ultimi 10 anni, tanto che lo considerano quello che più ha innovato, sperimentato e concretizzato sia in vigna che in cantina. La ricerca del nuovo gusto bordolese, ammesso che si possa davvero parlare in questi termini, è partita. Per ora si constata una consolidata qualità a un ottimo valore commerciale, anche perché è chiaro…  nel doman non v’è certezza.

È certa invece un’altra cosa, nel ranking mondiale oggi si posiziona al IX posto, una quindicina anni fa era un illustre poco conosciuto. Il punteggio medio conseguito nell’ultimo anno è stato di 95/100: è davvero un vino che batte la crisi.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)