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giovedì 16 aprile 2015 14:45:00

Di solito si intende il Gin, e forse erroneamente, come uno splendido ingrediente per l’arte del mixology, con al vertice dell’appeal e della mondialità il “Martini”. Così crediamo.

Poi c’è il Gin che qualcuno sorseggia, e quelli lì vicino si guardano intorno sospettosi, qualcuno ridacchia: deve essere molto strano sorseggiare del Gin solitario.

Forse intorno al Gin c’è molta ignoranza, in primis tutti quelli che credono sia un distillato di bacche di ginepro. Poi ci sono quelli che credono sia aromatizzato con bacche di ginepro, infine ci sono quelli che credono che sia il nome che la vodka prende nella lingua anglofona.

La base di partenza del Gin è la distillazione di orzo e/o altri cereali, opportunamente maltati, tutto quello che dà quell’aroma particolare è riconducibile a una dominante di ginepro, non è però la conseguenza di solo ginepro, si impiegano moltissimi altri elementi capaci di creare effluvi; le cronache citano l’uso di elementi agrumati, come buccia d’arancia amara, oppure l’uso di anice, radice di liquirizia, cannella, buccia di pompelmo, coriandolo, zafferano, buccia di lime, mandorle, il rizoma del giaggiolo, corteccia di cassia e poi altro e altro. Le complicazioni che si incontrano leggendo di Gin sono così molteplici che lo rendono un distillato molto affascinante. Anzi un distillato da gustare anche (e soprattutto per alcuni) da solo.

Monkey 47 è un Gin. Anzi è uno Schwarzwald Gin, cioè della Foresta Nera, proprio quella del Land Baden-Wüttemberg nella parte sud-occidentale della Germania. Ciò ci sorprende moltissimo: un Gin tedesco.

Come è fatto poco ci importa, per chi vuole scuriosirsi, può cercare info sul web-site; comunque 47 sta per il numero degli ingredienti che ne architettano il profumo e l’essenzialità di una secchezza di gusto che taglia di netto il caldo dell’alcol, lo annichilisce, fino a stordirlo con un turbinio di vento incuneato nei profumi di una foresta, nera? Non c’è gusto amaro in questo spirit, c’è uno spirito amaro nel retro aroma che fluisce come spunto balsamico verso le ciglia olfattive, a ritroso di uno spazio olfattivo già espressosi con l’impatto naso/bicchiere.

Il ventaglio odoroso spalma aromi che si possono sniffare in un prato d’alpeggio, con flussi di conifere e di genziana, tocchi di ruta e corteccia di abete,  tanto che sembra miscelare sentori apparentati al Génépi, al Chartreuse e all’Assenzio, passando per il Bénédectine.

Di certo impreziosisce al meglio le miscele in cui lo si impiega, però servito intorno a 16°C, puro, in un bicchiere simil martini, dà una vera strigliata di energia officinale al palato.

E come dicono i francesi: l’abus d'alcool est dangereux pour la santé, à consommer avec modération.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)