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giovedì 11 aprile 2013 09:30:00

Non si tratta di bere del vino Moscato secco, ma di pensare al Moscato in modo diverso. Gli afecionados di questa nobile uva sanno che in Italia ha larga diffusione, ma lo si identifica con l’Asti e la sua briosa e stuzzicante dolcezza. Nel Midi è elaborato in versione VDN, poche sono le espressioni in versione senza zucchero, soprattutto nei climi caldi, lo stesso si può dire del Moscato di Spagna.

Il Moscato d’Alsazia è diverso da tutti, soprattutto perché è alquanto secco, mentre tutti gli altri si presentano spesso con del residuo zuccherino.

In Alsazia ne troviamo due tipologie: Muscat Ottonel e Muscat a petits grains o Muscat d’Alsace quest’ultimo è il più antico.

Sorprende il fatto che in un clima così “freddo” sia prodotto in versione secca, anche se lo si trova in versione “vendages tardives” e “sélection de grains nobles”.  Spesso queste due versioni sono un po’ criticate per via di una dolcezza un po’ stucchevole.

Eppure l’Alsace Muscat a gusto secco stupisce davvero. Innanzitutto affinché possa trattenere la parte meno amaricante del proprio profilo olfattivo ha bisogno di essere coltivato nei pendii meglio esposti, scegliendo il calcare se si tratta di Muscat d’Alsace e le terre argilloso-calcaree se il vitigno è il Muscat Ottonel.

In caso si assemblaggio delle due uve, se il wine-maker azzecca la miscela, ne esce un vino dagli aromi finissimi, di un’aromaticità gioiosa e lungamente persistente.

I vigneron lo elaborano senza contaminazioni di legno, tanto che l’acciaio in cui sosta sembra riversarsi anche nel gusto.

Di solito ha colore giallo chiaro con riflessi un po’ argentati e un po’ verdolini. L’intensità olfattiva sibila come un colpo di vento bise noire. L’impatto delle note floreali, un po’ dolci (rosa bianca) e un po’ amaricante (sambuco) è molto espressivo; la carica fruttata miscela la pesca all’arancio e marca un timbro aromatico molto espressivo a queste latitudini.

Se delle incertezze si devono riscontrare, queste sono riscontrabili al gusto, per via di una modesta energia acida che può abitare nella sua freschezza. La sua secchezza (di non zucchero) è molto elegante, dà un senso di generale pulizia al palato, tanto che talvolta s’avverte una nota speziata che ricorda molto un Vermouth dry. Qualche volta si aiuta con un po’ di mineralità, ma è cosa rara. Nel complesso ha un volume liquido a consistenza rinfrescante, è gradevole e con un finale amaricante e verdeggiante (da vegetale), che lascia spandere un prolungato effetto Moscato nel finale di bocca.

Tra i produttori che trattano meglio il Moscato secco troviamo Trimbach, Zind-Humbrecht, Émile Beyer, Pierre Henri e la Cave Vinicole-Wolfberger.

Il Muscat d’Alsace dry style è piacevole come aperitivo, anche abbinato con i wurstel e con un po’ di crauti oppure con qualche formaggino un po’ cremosamente morbido e dolciastro.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)