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giovedì 8 maggio 2014 15:00:00

Salon, non Saloon, quindi non un botto di Colt 45, ma un bel botto di Champagne… e che Champagne: il Blanc de Blancs per eccellenza o giù di lì!

Uno Champagne che in tanti definiscono misterioso, tanto da chiedersi: ma c’è o non c’è quest’annata?

Infatti la cosa più curiosamente particolare di questo vino è che non viene prodotto tutti gli anni, nel ventesimo secolo sono uscite solo trentasette vendemmie. La prima vendemmia è datata 1911 e per molti è da considerarsi la prima versione BdB in Champagne.

Salon Blanc de Blancs 2002 è la 38° annata prodotta ed è da tutti considerata una vendemmia oustanding, cioè più che superba.

È arrivata sul mercato agli inizi dello scorso mese, e come al solito tutti si sono gettati in degustazione non coatta.

A un fortunato del nostro staff, che vuole restare anonimo, è capitato di degustarlo. Lungi dal voler essere contro, non v’è totale certezza di un luminare esempio di grand cru da Le Mesnil-sur-Oger e pensare che il 2002 è osannato.

Al momento non è interessante cogliere la perfezione del colore e di tutto il resto, micro bolle incluse, se così non fosse uno si potrebbe sparare, soprattutto il wine maker.

Il profumo ci fa arricciare un po’ il naso, è cavalcato selvaggiamente da note di agrumi dalla buccia verde, come lime e limone, tanto da sfiorare un punto di amaricante vegetale (tipo foglia della vite… Ci sarebbe andato a fagiolo: foglia di chardonnay, ma sarebbe stata una balla colossale). Fortunatamente l’affievolirsi dell’intenso narcisismo agrumato ci regala delle note di fiori bianchi (narciso!) e di pasticciata lemon meringue pie di memoria yankee. Non appaiono mineralismi freudiani e l’essere speziato non convince un naso affranto da aerosol limoneggianti. È un profumo che vuole anticipare quella nervosa potenza in freschezza che il Salon-Chardonnay si trascina seco vendemmia dopo vendemmia, quando in giovane età post disgorging la pressione delle sue bollicinose atmosfere spinge e comprime le asperità di una monumentale acidità.

Nel palato sprigiona un entusiastico (l’entusiasmo è tipico dei giovani) sprint al gusto di mela verde condito con succo di lime e limone, tanto da convertire la sensazione di quel sapore in una specie di salinità, per chiudere con un abbraccio versione “figli dei fiori” e liberiamoci tutti.

Non è certo uno Champagne da osteria di campagna o da trattoria in Calle Vecia a Venezia, non perché quei luoghi non ne siano all’altezza, semmai il contrario, perché non troverebbe sostanza delicata per il suo bizzoso femminilismo varietale.

È preso per berlo, e allora perché è sul mercato, verrebbe da chiedersi. Altri affermano che questo è un bene: sì, ma a forza di far del bene si rischia anche di passare per sciocchi.

Ok. Questa volta non si riesce a passare per sciocchi con questo Salon 2002, si resta un po’ sconsolati da una degustazione dispettosamente precoce (sì, però meno male che s’è fatta). Ma dentro il Salon 2002 c’è davvero un elisir che ne allungherà la qualità nel tempo, che lo plasmerà e ne calmerà i pruriti attuali, che lo proietterà a icona aziendale e del millesimo.

Questa volta vogliamo andare oltre, diamo anche un punteggio (lo fanno in tanti).

Champagne Salon, Cuvée S, 2002 – Le Mesnil sur Oger – 93/100.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)