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giovedì 31 luglio 2014 17:00:00

È indubbio che il distacco tra Nebbiolo e Arneis può essere abissale, al pari di quello che un velocista come Marc Cavendish si becca sulla salita del Mortirolo dallo scalatore colombiano di turno.

Ciò spiega tutto e niente, perché al pari di quello che accade nel ciclismo dove c’è una specializzazione anche fisionomica, nel vino accade la stessa cosa, quindi non si può chiedere a tutte le uve di essere Nebbiolo e vice versa.

Ecco, l’Arneis è un vice versa dell’enologia piemontese, però lo è in tutto rispetto e con una propria indiscussa identità, anche di valore.

Molti si ricorderanno quando apparve sul mercato nazionale, l’azienda Cornarea fu tra i pionieri e il Blangé di Ceretto, una delle etichette che ha saldato l’Arneis nella memoria degustativa di milioni di consumatori.

Tante sono le aziende che nel loro repertorio enologico conservano la produzione di Arneis, una è Giacomo Fenocchio.

Sappiamo benissimo che Fenocchio fa Barolo eccellenti (Cannubi, Bussia) e altri rossi di reale interesse, ma fa anche un  Arneis a cui va dato, secondo noi, il giusto onore.

Roero Arneis Giacomo Fenocchio 2012 è lavorato tutto in acciaio, d'altronde il meglio quest’uva sembra darla nella conservazione d’una immediatezza fragrante e fruttata, con media florealità, risvegliante vegetale e adeguato spunto minerale

Questo Arneis 2012 parte con un gap,  o perlomeno lo pensiamo, vista la gradazione alcolica del 13,5%.

Il vino ha ancora un po’ di riflessi verdolini a far da contorno al paglierino luccicante. Il parallelismo olfattivo è ancora nella pienezza della propria fragranza giovanile: frutta fresca anche esotica e un ingresso odoroso da giardino botanico, con verbena, melissa, menta, limoncella, qualche accennata e/o possibile intuizione di fiore di acacia e iris bianco, con chiusura ammandorlata (mandorla bianca).

Al gusto c’è tutto l’arneis con la sua asprigna vivacità, che è più una combinazione di effetto flavor agrumeggiante (semi citrino) che l’essenza del contenuto di acidi nel vino (5,5-5,8 g/l).

Ha un finale di bocca veramente gradevole, da bersi bello fresco quando la temperatura estiva s’attesta sui 31°C (intendiamoci anche a 22°C interni fa la sua bella figura). Se lo si abbina con del fritto di gamberi di mare ne stempera la dolcezza, se lo prendiamo con un risotto con piselli mantecato al burro pulisce dalla grassezza, se invece s’abbina con la “Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino", anche carpionata, si fa un bingo enogastronomico.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)