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lunedì 17 ottobre 2016 16:00:00

Vittorio Graziano ha azienda agricola nel modenese, a Castelvetro di Modena, ma se pensante che ci siano indicazioni che vi aiutino a rintracciarla scordatevelo.

Lo hanno descritto in vari modi: il Fonzie del vino, l’ultimo mohicano del Lambrusco, l’Alfiere dell’ancestrale. Vittorio Graziano ci sembra molto di più delle tre possibili fusioni descrittive, è vigneron pensatore e pensante, quasi un illuminato in emilianità, poco interessato a ciò che enologicamente gli circola intorno.

Non è un vignaiolo di quelli riciclati, è essenza della sua terra e pensa come un vangatore di prode, il suo Lambrusco Fontana dei Boschi (uva grasparossa) non cede di un millimetro al gusto piacione, è lui stesso gusto pieno di un frutto che stordisce e ammalia, intriso di una quasi vinosità ondeggiante tra sapore di susine rosse e more di rovo. Un’eccellenza.

Ma non è il Lambrusco l’oggetto del nostro racconto, è il Tarbianaaz.

Tarbianaaz è solo “vino”, in senso legislativo, e “vero vino” per ciò che è far vino. È fatto di una sola uva, il trebbiano modenese, lavorato con mosto con bucce, seguendo una tecnica molto vecchia per il territorio, quella della “muratura”: quando il cappello riemerge si copre il tino con una specie di coperchio di gesso e si lascia un foro per far defluire il gas e la CO2.  Questa tappatura la si tiene fino a quando il ciclo non è concluso e può allungarsi anche fino all’inizio d’autunno. Ne esce un vino aschematico, con colore aranciato e lucido, con un naso equivoco in fruttato, più scorze di arancio che polposità dei frutti, più candito ed essiccato che confettura, finissimo nell’effetto erbaceo secco e straordinario nel floreale che s’avvicina alle tisane e al tè. Il gusto è strutturato in un tannino che assorbe l’acidità e smorza l’alcol (14%), ha sapidità e secchezza armoniosa nel finale di bocca, che offre spunti di albicocca disidratata e scorza di arancia amaricante. Vino grande per abbinarsi al cibo, anche a carne rossa, d’altronde un “trebbianaccio” per la sua irriverenza che confronti può temere? Nessuno!

Guccini cantò “Fra la Via Emilia e il West”, qui siamo tra la Via Emilia e il vino.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)