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lunedì 29 febbraio 2016 16:00:00

Si tratta di vino, non di un atto di sottomissione. Il termine giusto sarebbe “chinato”, ma abbinato a Toscana ha richiesto il genere femminile. A Gropina, una piccola località della frazione di Penna a Terranuova Bracciolini, Enzo Nocentini è a capo della Azienda Agricola Tiberio. In generale fa vino rosso impiegando uve della tradizione toscana come la malvasia nera, il sangiovese e il canaiolo, di quest’ultimo ne fa due versioni: un vino convenzionalmente secco e uno molto particolare, quello “chinato”.

Vino Chinato Canaiolo dell’Azienda Tiberi è una fusione di vino ottenuto con uva canaiolo, estratto di china, erbe digestive e stomatiche, poi c’è alcol e chiaramente dello zucchero, per una gradazione alcolica finale di 16,5. C’è un certo alone di mistero intorno a questo sistema di lavorare il vino, in Toscana ciò non sembra rientrare nei canoni dell’enologia, anche se nel medioevo il vino vermiglio era elaborato anche con pepe e petali di rosa per impreziosirne il colore ed energizzare in gusto. Miscelazioni del genere erano frequenti e ce n’è traccia in molti testi, però china e alcool non sono distinguibili.

La nostra curiosità verso il vino chinato è stata spesso catturata dal Barolo, ci siamo incuriositi anche con altri vini a base di uva raboso,  oppure l’isolano ALA (ma non c’entra la china), però questo canaiolo ci sorprende quasi di più.

Non tanto per il colore, di un nebuloso rosso granato con orlo di rosso mattone, è il profumo a sconvolgere. Ha una complessità pre-rinascimentale con odori di legno di antica spezieria monacale, come di vecchi e tarlati legni d’abbazia. Al primo “sniff” la mente corre a Severino da Sant’Emmerano, erborista nell’abbazia benedettina del romanzo Il nome della rosa.

Il profumo sprizza effluvi quasi medicamentosi, sfiora l’effetto terapeutico. La base è ben sfumata di china, per cui il tono amaricante troneggia al profumo e al gusto, però ben rinfrescato e insaporito da un mix che ricorda non solo le erbe, ma anche le spezie come l’anice stellato, un po’ di rosmarino, del cumino e dei semi di finocchio selvatico; di certo potrebbero non essere queste a essere state fuse nel liquido però ci  danno questo rimando. Gusto ben equilibrato tra alcol, amaricante e pseudo dolcezza, anche il finale di bocca è tonificante, dà l’impressione di far digerire e/o rassicurare le funzioni epatiche e carminative. La dose da sorbire dovrà essere molto contenuta, però se si abbina con del cioccolato fondente, un sorsetto tira l’altro.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)