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lunedì 31 agosto 2015 10:30:00

Tintilia è un vitigno a bacca nera che vede la sua culla in Molise, e si è propensi a pensare che sia giunto qui con la dominazione dei Borboni, i quali è vero che sono abbinabili alla Spagna, ma la loro dinastia è originaria della Francia, valle dell’Allier, e regnarono anche sulla Francia, oltre che Spagna e Italia. La tintilia è quindi un autoctono, e soffrì l’abbandono nel primo dopoguerra, quando il Molise si dedicò alla produzione quantitativa, cosa che la tintilia non poteva garantire. Quindi quel tempo si prese la tintilia, però come dice Guccini “Cara amica il tempo prende, il tempo dà”, e il tempo ci ha ridato la tintilia da ormai più di un decennio. Non è stato facile per questa uva, dicesi sia semi aromatica, ritagliarsi uno spazio nel nuovo panorama dell’Adriatico centrale, dove impera il montepulciano in tutte le sue ottime salse enologiche.

Come il montepulciano, anche la tintilia si presta a essere vinificata da sé, assorbendo magicamente le essenzialità del legno, oppure offrendo tutto il suo fruttato se lavorato in acciaio. C’è anche la versione rosé.

Angelo d’Uva, da Larino (CB), ha prodotto nel 2012 il Lagena Tintilia (gradi 13,5), lavorandolo solo in acciaio. Ne è uscito un profumo “tutti frutti”, sia ciliegia sia prugna che s’attarda al naso per impreziosirsi di floreale e di erbaceo. Ottimo nell’intensità tannica, quindi niente rugosità ma sapidità fruttata e chiusura in perfetta corrispondenza con l’olfatto. 87/100.

Terre Sacre è a Montenero di Bisaccia, lavora la tintilia in legno, il suo Molise Tintilia 2011, 14% alcol, esprime un fruttato in bagna d’alcol, un dolce profumo di tabacco e chiodi di garofano. Il sorso si fa consistente per mineralità e tannino, l’alcol avvolge le asperità e firma un lungo finale di pepe nero. 86/100.

Il Tintilia di Valtappino, Cooperativa in Campobasso, fa invece una lunga maturazione in legno, quasi 4 anni, come la vendemmia 2007 dell’Embratur Riserva (14% alcol). A parte il colore rubino scurissimo (imbronciato), ha un’ampiezza di profumo segnata dalle spezie e dalle erbe aromatiche mediterranee, un po’ in sofferenza sta il suo fruttato. Al palato il frutto recupera la sua sostanza succosa infondendo al tannino e all’alcool quel qualcosa di fresco che rende la beva straordinaria e la lunghezza di gusto infinita. 95/100.

Cieri a Termoli fa invece il Tintilia Rosato, e il 2013 (13% alcol) trattiene ancora tutta la lucentezza del rosa petalo di rosa. L’aulenza ha i toni del lampone e del mandarino, poi rose in fiore. La semplicità della freschezza fruttata è quanto di meglio per dissetarsi con un sapore che ricorda la pesca noce. 84/100.

Valerio a Monteroduni (IS) ha interpretato la vendemmia 2010 del Tintilia Opalia (alcol 14%) usando le barrique. Infatti ci sono Opalia (festa) fruttati al naso, di ciliegia di Vignola, mora e susina rossa. Ha tono tostato, chicco di caffè e pane affumicato. La morsa tannica è vibrante, però l’alcol l’addormenta subito e ne fa un volume consistente in masticazione. Nel finale di bocca si sveglia la freschezza. 90/100.

Questi sono alcuni esempi dell’interpretazione del Tintilia, un vino in ascesa qualitativa e nel fascino, d'altronde ha una nobiltà alla base. Chiudiamo con un proverbio molisano: le vine vuone se vènne senza frasca.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)