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venerdì 12 aprile 2013 09:45:00

di Francesco Rustioni 

È Settembre, «È la stagione del vino: l’uomo invecchiato, contemplando la vigna ritrova in sé il ragazzo di tante stagioni precedenti». Sono le prime parole dell’introduzione del libro “Sapere di Vino” di Giacomo Tachis, piemontese di nascita, giovanissimo studente di enologia alla scuola di Alba, che alla fine degli anni 60, si trasferisce in Toscana.

Quando leggo questa introduzione, un fuoco dentro di me si accende; forse perché sono nato a

Settembre, per essere corretti il 18, tempo di vendemmia, nell’anno 1970, il primo anno della produzione di un grande vino, il Tignanello. Per assaporare questo nettare di bacco è necessario soffermarci su una frase tratta dal libro sopra citato: «Il Sangiovese sta all’Italia come il Cabernet sta alla Francia, sono vini che esprimono un’identità viticola e vinicola di un paese». Il fuoco dentro di me si alimenta di nuovo e mi porta ad appena cinque minuti da casa mia per andare a contemplare la natura, tra la Pieve di Campoli e Fabbrica, un luogo dove 42 anni fa nasceva questa celebre goccia divina. Un luogo di pace e di silenzio, dove le uve si lasciano massaggiare dal fresco vento estivo; è come se sapessero che per produrre un gran vino è necessario essere rilassati e riposati.

Chissà perché Tachis, venne in Toscana; chissà perché tentò di unire in assemblaggio due uve che rappresentano l’identità vitivinicola e vinicola di due paesi in fondo concorrenti. L’uva Sangiovese, rappresenta la toscanità, il profondo attaccamento alla tradizione, alla cultura rurale e contadina: il fondamento di ogni buon toscano. L’uva Cabernet (sauvignon e franc per l’esattezza), rappresenta l’amore incondizionato che il popolo francese ha per questo vitigno, per non farci dimenticare che senza una grande Uva, non si può produrre un grande Vino.

Immmagino che anche a Tachis sia bruciato  il desiderio di  tentare di assemblare le due uve: Amore e Fondamento… di far diventare quel vino “Altro”. Tignanello è un tentativo ben riuscito di Singolarità.

Eppure le prime osservazioni organolettiche, che l’amico Émile Peynaud gli comunicò non furono confortanti, (tratto da pagg. 6 e 7 di “ Sapore di Vino” di Giacomo Tachis).

TIGNANELLO 1970, M 841
«Delicato e profumato, allo stesso tempo delicato e fruttato. In bocca risulta allappante, molto vinoso, buon finale tannico, ma l’alcol domina e il retrogusto è caldo». Nota 18/20.

TIGNANELLO 1971, M 874
«Come il Tignanello del 1970, un po’ più delicato, più morbido, ma lascia lo stesso retrogusto caldo a causa di una gradazione alcolica troppo elevata per un vino dedicato all’invecchiamento». Nota 18/20

Avremmo mille ragioni e potremmo tentare di spiegare a Émile che questo vino è toscano, è fatto in Italia, dove fa più caldo e logicamente non può che essere questo!

Ma in modo molto elegante ci fa notare che ha un punto debole, l’alcolicità non così ben bilanciata con l’acidità! E Tachis, tenta di tenere a freno questo fuoco che l’uva ha dentro, per trasformarlo in una sinfonia di emozioni.

È probabile che da questo vino ci aspettiamo e pretendiamo sempre il massimo. Un vino che deve essere sempre all’altezza, che non si può permettere una sbavatura, per questo esposto alla sofferenza!

È probabile che nella sua umiltà da grande Vino da Tavola che è (come è scritto ancora sulla etichetta), soffra. Forse non ama essere chiamato “Super Tuscan”!

Ma Solitudine e Sofferenza, in questo caso, aprono questo succo divino alla singolarità, intesa come possibilità di raccontare se stesso in altro modo, e di essere “Altro in quanto Altro”.

Questa è la ragione del suo successo.

 

La scheda di Bibenda 2013 ci racconta a pagina 914.

TIGNANELLO 2009
Tipologia: Rosso Igt. Uve: Sangiovese 75%, Cabernet Sauvignon 20%, Cabernet Franc 5%.
gr.  13,5% Bottiglie 335.000
Rubino compatto. Diffonde fragranza di viole e rose essiccate, insieme a ciliege in confettura, cumino, corteccia bagnata, terriccio torbato e un misurato mix di spezie. Al palato, il tessuto fruttato, la dote alcolica e la trama tannica sono tutti equamente distribuiti e in armonia. Lungo e con qualche asperità di gioventù che non guasta. Un anno in barrique. Maialino al Ginepro. (5 Grappoli )

Sotto l’ulivo della vigna di Tignanello scorgo l’infinito. È come essere in una stanza senza pareti (cantava Gino Paoli ) e la scheda Bibenda non mi basta e qualcosa di nuovo mi arde dentro.

Il sangiovese guarda il cabernet e gli sussurra:

«Ma tu chi sei che protetto dalla notte, inciampi nel mio segreto pensiero?» da Romeo e Giulietta di William Shakespeare. Chissà forse «insieme possiamo rimanere se non mi divieni del tutto percettibile, se una parte di te resta nella notte», Luce Irigaray da Essere Due.

E il Cabernet risponde:  «Tu non vai bene per me, lo so, ma quello che penso non mi interessa più, a meno che non pensi a te. Quando sono accanto a te, davanti a te sento i tuoi capelli che mi sfiorano la guancia, anche se non è vero. Qualche volta guardo altrove. Poi ti guardo di nuovo»,  Cathleen Schine da La lettera d’Amore.

E l’unione fra queste due uve diviene:

«Qualcosa ci porterà a frugare, perlustrare, scroccare nell’abisso dei sentimenti, una modalità che vale quanto le altre, intendiamoci, ma è la mia, non ne ho un’altra da offrirvi, essa consiste soprattutto nel fatto di lasciare la parola a come siamo attraversati dai sentimenti, prima ancora di disputare intorno ad essi, e vedere cosa non cessa di infiammarci ancora», Lorenzo Zino da Il desiderio.

Non cessa di infiammarmi ancora... L’Altro in quanto Altro... Sua maestà Tignanello!

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)