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martedì 20 maggio 2014 11:30:00

C’è chi è convinto che la Tequila sia indicata soprattutto come bevanda per la primavera e per l’estate, per il suo flavour di fondo semi-acidulo e rinfrescante, per i suoi profumi che ricordano una siesta all’ombra di un pergolato verdeggiante e per il colore della sua candida trasparenza.

Per qualcuno la Tequila è addirittura musicale, perché dallo stato da cui deriva, Jalisco, sono nati i mariachi, la musica rancherita o più messicanamente canción ranchera, con le sue contaminanti incursioni nella música norteña.

Si tratta di music folk, che punta direttamente al cuore dell’essere contadino o ranchero, a cui la Tequila si accosta come La Cucaracha a Speedy Gonzales.

La Tequila è un distillato di agave blu e può chiamarsi tale se il 51% dello spirit proviene da quel “frutto”.

Questa opzione produttiva ha via via penalizzato e destrutturato la raffinatezza esile e melanconica della Tequila, in più c’è anche l’asservimento statunitense a dover inviare cisterne di distillato negli USA per l’imbottigliamento e a cui segue l’immissione nel mercato domestico. Questo ha acconsentito che gli USA riconoscessero che la Tequila può chiamarsi tale solo se prodotta/distillata in Messico, però l’imbottigliamento per gli USA deve essere fatto in California, Arkansas, Kentucky e Missouri.  Da qualche anno il condizionamento resta un po’ indigesto alla politica del Messico, perché gradirebbero una maggiore affidabilità nel garantire una certezza di qualità di filiera.

Dicevamo che Tequila si chiama così se il 51% è composto da distillato di succo di agave e altri addendi, come sciroppo di fruttosio e/o glucosio, a noi però è capitato di imbatterci in una 100% agave-Tequila.

I puristi della Tequila storcono il naso, e non solo quello, al cospetto di una Tequila mista, perché dicono che il distillato deve offrire profumo e gusto di agave, non di zucchero.

A Jalisco la produzione di agave si divide in quella coltivata nelle terre alte e nelle terre basse. Nelle terre basse, intorno al villaggio di Tequila, il suolo vulcanico dà all’agave un potenziale di erbaceo, terroso e speziato da trasmettere al distillato. Le regioni Los Altos (terre alte) hanno suolo ferroso e argilloso, e il distillato finale offre spunti olfattivi di fiori bianchi amarognoli e una leggera mineralità salineggiante.

Per assaporare queste differenze consigliano di degustare le versioni blanco o silver, perché quelle che hanno sostato in legno perdono parte delle caratterizzazione di base.

Ed eccoci alla degustazione di Tapatio, Tequila Blanco, 100% puro agave, 40% alcool, in bottiglia da rancheros, visto che contiene un litro di distillato.

Il bicchiere non è stato il tradizionale caballito, quello è per la mista, per accompagnarla con sale e limone: quel lick-sip-suck che fu anche molto fashioned alcuni anni fa; abbiamo usato un micro balloon.

Incolore nel colore, dà però un effetto ottico di densa trasparenza: così dicono debba essere!

Ha un profumo vegetale particolare per noi degustatori di vino, è l’odore dell’erba grassa, della pianta grassa, dell’agave, come l’essere aromatico. Troviamo traccia anche di qualcosa di frutta a pasta bianca non ancora del tutto matura, poi una punta di speziato (pepe bianco) e leggerissimo minerale (sale marino), ma siamo più sull’intuizione che sull’intenzione.

Il palato non si accorge del calore alcolico (temperatura di servizio del distillato 16 °C), c’è una scivolosa oleosità che pare chiudere in qualcosa di burroso, un ricordo di yogurt magro.

Il nostro amigos, titolare della Bodega del Tequila, a Zihuatanejo, suggerisce di usare Tapatio, Tequila Blanco, 100% puro agave, in versione estiva “iceberg”, ovvero con cubetti di ghiaccio galleggianti, twist di lime per mineralizzare il profumo e irrorare di musica l’aere con la il country di Kenny Chesney e della sua melodica You & Tequila e di un amore per una provocante rancherita:

Never enough, you and tequila / You and tequila make me crazy.
Non ne ho mai abbastanza di te e di tequila/ Tu e la tequila mi fate impazzire.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)