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mercoledì 14 maggio 2014 14:30:00

Sì, proprio Whiskey con la “e”, rispetto a quegli scozzesi distillatori di torba maltata, più che di orzo maltato.

È indubbio un po’ il dente avvelenato lo hanno quelli del Tennessee, ma è una rivalità sana e nemmeno tanto rumorosa, perché entrambi sanno molto bene che è nel silenzio delle stanze d’affinamento che il distillato prende spirito e corpo.

A dire il vero forse quelli del Tennessee si risentono di più se sono paragonati ai distillatori di Bourbon, dai quali si vogliono fortissimamente distanziare e ne danno prova testimoniata con l’uso del processo filtrante “Lincoln Country Process” prima di passare il distillato nelle botticelle per il rush finale dell’affinamento.

Il Lincoln Country Process è un inzuppamento (talvolta filtrazione) del distillato con spessi filtri trattati con carbone e acero, poi segue l’allevamento del whiskey in barrique di legno nuovo così tostato all’interno da apparire bruciacchiato.

Questo mix più o meno combinato conferisce al Tennessee Whiskey il caratteristico profumo simil mieloso e pseudo minerario (polvere di carbone) che tanto lo distingue (dicono loro) dal cugino Bourbon. Per la cronaca il Tennessee Whiskey è ottenuto da una poltiglia fermentata di mais, per un minimo del 51%, con sosta minima in botte di due anni; ancora per la cronaca c’è anche il Tennessee Whiskey prodotto con la segale.

Il Tennessee è uno stato strano in fatto di legge sugli alcolici perché resiste ancora uno strascico del Volstead Act, e in fatto di licenza di distillare solo 3 contee su 95 lo potevano fare fino all’anno 2009, oggi è possibile farlo in altre 41 contee. Insomma uno stato alcolicamente complesso.

I grandi produttori di Tennessee Whiskey per adesso sono pochi, agli attempati George Dickel e Jack Daniel’s, si è aggiunto Benjamin Prichard’s (che non usa il Lincoln system) e qualche micro distilleria.

Quest’anno nel Tennessee c’è una novità by Jack Daniel’s ed è il Jack Daniel’s Rested Tennessee Rye Whiskey, il primo spirit da segale maturato in barrique. A dire il vero le materie prime usate sono tre: 70% segale, 18% granoturco, 12% orzo.

Ha un colore luccicante nell’ambra, ha aromi inconsueti per un Tennessee, con dominante vaniglia, caramello, arancia e albicocca secca, uvetta appassita, un po’ d’odore di sciroppo d’acero e caramelle d’orzo. Le barrique nuove sono state tostate poco, per cui il gusto è un po’ meno oleoso e pseudo dolce del classico Tennessee, c’è un’amaricante nota di legno tostato e un finale d’aroma in cui si avvinghiano i toni del malto e delle segale tostata. Da provare leggermente fresco, 16°c, magari con il pensiero offuscato dalla musicalità di Tennessee Whiskey di Dillon:

You’re as smooth as Tennessee whiskey

You’re as sweet as strawberry wine

You’re as warm as a glass of brandy

And I stay stoned on your love all the time

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)