Statistiche

  • Interventi (1662)
  • Commenti (0)

Archivi

lunedì 15 ottobre 2012 09:30:00

September Market Report il 27 del mese scorso ha focalizzato l’attenzione su cinque  vini Toscani: Ornellaia, Masseto, Tignanello, Solaia e Sassicaia.
L’analisi parte da lontano, quasi dieci anni fa, e prende in considerazione l’incremento di valore che si è via via andato consolidando nel corso degli anni. Tutto è partito da una sfida, non si sa nemmeno se e quanto voluta, lanciata ai Bordolesi. L’essersi trovati ad essere un’alternativa di investimento nella categoria “vin fin” e/o di consiglio per lo stoccaggio in bottiglia ha di certo giovato a queste eccellenze, sul cui valore intrinseco in fatto di qualità organolettica non c’è ombra di dubbio.
Il Market Report cita questi con il termine “Super Tuscan”, che internazionalmente non è niente male, soprattutto per il comparto dei vini rossi della regione Toscana.
Il capofila è il Masseto con un incremento di valore del 446% dal 1998, con segmenti di crescita del 322% nell’ultimo decennio e 110% negli ultimi cinque anni.
Seguono con un incremento del 40% il Sassicaia e Ornellaia e poco distante il Tignanello.
Il Solaia è invece in controtendenza e registra una caduta (si fa per dire) dell’1% nell’ultimo triennio.
Secondo i redattori di Market Report l’appeal del Merlot è ancora in auge, si spiega così lo slancio commerciale del Masseto (oltre alla sua eccellenza).
Ornellaia invece è più bordolese: 52% Cabernet Sauvignon, 22% Merlot, 21% Cabernet Franc, 5% Petit Verdot e non dovrebbe essere considerato un Super Tuscan essendo un Bolgheri Superiore Doc.
Lo stesso dicasi per il Sassicaia, che però non può sfruttare l’effetto merlot, essendo tutta un’espressione di Cabernet Sauvignon.
Saranno invece contenti gli eredi del Granducato di Toscana per la toscanità primeggiante del Tignanello,  così intriso di Sangiovese e così capace di competere con degli alloctoni.
Per quanto riguarda il Solaia, l’impasse di incremento di valore non trova spiegazioni, la qualità è restata super eccellente e la filosofia enologica non è cambiata.
La redazione di Market Report fa anche una considerazione o meglio un paragone con i Piemontesi e con la loro non equiparabile performance. A detta di loro sembrano soffrire il ricorrente confronto con i Pinot Noir di Borgogna, a cui il nobile Nebbiolo si avvicina moltissimo, ed anche il territorio ha molte affinità con i vari cru, ciabot e vigne. Secondo loro il Nebbiolo da Barolo e Barbaresco deve evitare di farsi abbinare al Pinot Noir, perché in questi anni il borgognone non ha mostrato cedimenti, ne è l’esempio Romanée Conti, sempre più al vertice worldwide.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)