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martedì 29 aprile 2014 16:00:00

Indubbiamente il mondo dei liquori è interessantissimo, ed è anche pieno di storia e di storie raccontabili, vista che la sua nascita indietreggia fino al Medioevo, in quei secoli in cui solo l’uso delle erbe era in grado di garantire una possibilità di guarigione dai malanni vari o di alleviare sofferenze fisiche più o meno lunghe.

Furono l’Italia, la Francia e l’Olanda a prendersi il ruolo di capofila di quella che diventerà una lucrosa attività fin dai primi dell’Ottocento, epoca in cui i liquori migrarono dalla condizione di pseudo elisir, di panacea e di toccasana per giungere sulla sponda del bere per il piacere.

Tanti e tanti sono quelli famosi, alcuni anche quasi dei cult, come l’Alchermes, l’Amaretto, il Rosolio, il Nocino, i cui nomi rimandano agli anni gloriosi dell’Italia non conquistata dagli spirits idealizzati nelle pellicole della cinematografia holliwoodiana.

Erano i liquori della veglia nelle campagne coltivate a mano, accompagnavano i racconti della campagna agraria appena conclusa o i pettegolezzi agresti, e poi erano molto femminil chic.

Non c’è mai stato un reale oblio per questa tipologia di prodotti, così come non c’è stato un tangibile boom, hanno spesso resistito delocalizzandosi in un gusto che recuperava il proprio valore in contesti legati alle mode del momento, come è accaduto per il limoncello.

Oppure avevano una valenza indigena, di micro zona o macro territorio.

Spiz – senza la erre – è scritto nel titolo, e questo non ha alcuna affinità con il mix condotto dall’uso del Prosecco, quello è un cocktail, questo – lo SPIZ – è un liquore.

Lo produce la Distilleria Rossi d’Angera, che vive sulle sponde del Lago Maggiore da quando, nel 1847, Bernardo Rossi decise di fondarla.

Il successo non mancò, infatti nel 1931 ricevette da Vittorio Emanuele III il brevetto di Casa Savoia.

Ha una storia di grappe, ma anche di liquori. Ciò che ci ha incuriosito al Vinitaly è stato lo Spiz, frutto di una infusione idroalcolica e radice di genziana lutea e altre erbe officinali, con aggiunta dello zucchero necessario a chiudere le aritmie dell’equilibrio tridimensionabile tra calore d’alcool, amaro genziana e il dolce da zucchero.

La genziana ha svariate proprietà salutiste: favorisce la digestione, tratta le atonie gastriche e le digestioni lunghe e laboriose, per cui scombinata o combinata all’alcool (in questo caso molto moderato) può essere d’aiuto, sempre se assorbita in modo molto consapevole.

Lo Spiz è un liquore a 25° alcolici, ha il colore della paglia che è stata molto esposta al sole. Ha profumo, chiaramente molto intenso, di spezieria, di erbe medicamentose, di radici magiche e il ricordo vola verso Severino che amalgama le essenze nell’abbazia fulcro del romanzo “Il nome della Rosa”.

Ha un profumo d’antico, ma di molto nobile, un amaricante degno dell’eleganza tutta, sembra un profumo tonificante, forse una panacea?

Al gusto s’incartocciano le papille del dolce e dell’amaro, ognuna vorrebbe primeggiare, poi s’accordano per distribuire il loro meglio, per cui c’è un amaricante erbaceo quasi alpineggiante e un dolce spunto che mai intende spiccare il volo.

Spiz va da se che è un aperitivo OK, ma può essere anche un punto di creatività per miscelazioni new taste (pensiamo al Vin de Rhubarbe), oppure diluito in acqua leggermente frizzante come defaticante dell’apparato digestivo ingolfato da qualche gustosa leccornia. Siamo sicuri che i nostri amici “barman” sapranno tirar fuori delle simpaticissime ed estrose miscelazioni, per cui… allegria!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)