Associazione Italiana Sommelier

 

Sparkling e zona Cesarini

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lunedì 14 marzo 2016 17:00:00

Non sei un calciofilo o una calciofila? Allora non conosci Cesarini! Nel gergo calcistico il termine “Cesarini” è usato quando si rimedia un risultato favorevole negli ultimi scampoli di una partita. Il nome deriva dalla mezzala juventina Renato Cesarini, che per una serie di circostanze particolari realizzò diversi gol negli ultimi minuti di gioco.

Anche gli sparkling realizzano i loro migliori risultati negli ultimi scampoli dell’anno, tanto che il maggior quantitativo di vendita è tutt’oggi ancorato (ahinoi) agli ultimi tre mesi, per cui  le bollicine non si sono ancora scrollate di dosso il crisma dell’essere celebrazione, festa e bisboccia, o solo aperitivo; e verrebbe da dire loro: non vi rendete conto di cosa perdete il resto dell’anno.

La contesa carbonica sta tutta qui! Chi pensa a Franciacorta, Trento, Oltrepò, Alta Langa e Champagne (tanto per citarne alcuni) come a ingredienti festivi non è un viaggiatore nel mondo del vino, è un autista domenicale, che rallenta il flusso del traffico e imbocca le rotonde convinto di avere la precedenza e qualche volta anche contromano, come se quei vini secchi e gioiosamente frizzanti fossero serviti con il tiramisù.

Forse il vino che più di ogni altro s’è ritagliato un vero e proprio spaccato di festosità è proprio lo Champagne, con le sue bottiglie frutto di designer, dei packaging accattivanti tra giallo/arancio e rosa, abbigliate con look addirittura elettrici, e altro ancora di più o meno eccentrico. Questo di sicuro non avvicina il consumo a quella parte dell’anno in cui non abbondano ricorrenze e feste comandate. Il bello di tutto ciò è che alcuni fizzy competitor si sono allineati nel messaggio e tutti insieme l’hanno rinforzato, dando un vantaggio enorme a quello che attira a sé il maggior appeal.

Nei corsi per sommelier il vino con la CO2 è trattato come vino, non si abbina alla regalistica o al party alla moda, se ne parla come un interlocutore prezioso da destinare al cibo, anche con un occhio alla quotidianità. Lo ricordiamo ancora una volta, è un prodotto strabiliante per il pasto, di una versatilità inimmaginabile, basta provare per credere. A parte il pesce nelle varie proposte, dal crudo al fritto, dall’arrosto al bollito, dalla zuppa al risotto passando per tutto ciò che è pasta, trova dimensione gradevolissima con piatti semplicissimi come la trippa anche non in bianco, con il lampredotto, con la carne bianca (pollo e coniglio fritto), con le frittate (quella di cipolla è un giulebbe d’abbinamento) e i tortini di verdura, con i sufflè al formaggio, con i formaggi non stagionati e tutto ciò che è pizza non piccante; cotechino e zampone ci vanno a nozze, mentre una gustosa michetta riempita di mortadella con pistacchio diventa paradisiaca e la porchetta un surplus di goduria.

Di certo vi sarete accorti che il gusto della CO2 ammicca alla semplicità, non gli interessano le complicazioni gastronomiche, ha bisogno che le sue bollicine pizzichine nuotino fuori dal molto saporito, dal piccante, dall’amaro e dall’untuoso. Per tutto il resto si può fare anche il botto.

AIS Staff Writer

 

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