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lunedì 13 maggio 2013 10:30:00

Il titolo è suggestivo e nasce da un curiosissimo reportage inglese sul consumo dello Champagne in Africa: è inutile che svi sorprendiate, è tutto vero! L’élite di questo nuovo consumo è concentrato in Nigeria.

Attenzione però, il sito viaggiaresicuri.it riporta a proposito di questa nazione: si sconsigliano viaggi nel Paese che non siano dettati da ragioni di necessità e si raccomanda di tenere strettamente conto della situazione della sicurezza, etc. etc.

Eppure una certa classe sociale nigeriana sembra ossessionata dallo Champagne, tanto che si sta avviando a diventare uno dei mercati con il più veloce incremento di consumo.

Uno studio demografico ha evidenziato che lo sviluppo del consumo non è posizionato nella classe media, come accade in Europa o USA, ma si concentra nella classe agiata. Questo ricchissimo spaccato della società Nigeriana (totale abitanti 162 milioni) è stato catturato da questo life style di beva e sono ben felici di spendere i loro denari per quello che reputano un consumo molto stravagente, e di pura élite.

Tutti i nuovi ricchi, petrolieri, cantanti scatenati e fricchettoni e l’irrequieta industria cinematografica, chiamata Nollywood, sono avidissimi di quel liquido che frizza e impazza nel bevante, che si muove in continuazione mentre lo osservi, e che solletica le papille, ghiacciandole di nuove emozioni gustative. Calato in questo contesto equatoriale, l’effetto Champagne desta curiosità e stupore, soprattutto perché il reddito medio per circa il 60% della popolazione è di 1 sterlina al giorno.

Secondo Euromonitor lo scorso anno (2011) la Nigeria ha speso 38 milioni di sterline per lo Champagne e il consumo va ricercato nella movida che pervade i night clubs, dove il prezzo della bottiglia è da capogiro: 80 sterline per un Moët, 600 per un Cristal. Lo Champagne ha invaso tutti gli spazi cerimoniali, fieristici e banchettistici, tanto che prevedono di raggiungere un volume di vendita di 68 milioni di sterline tra 5 anni.

Questa linfa vinicola non si limitata al solo Champagne, anche altre tipologie stanno annaffiando e dissetando i discendenti dei Fulani, e il volume complessivo dell’industria vinicola è atteso in 230 milioni di sterline entro il 2015.

Che dire? Una notizia come questa cinque anni fa sarebbe passata per una “bufala”.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)