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mercoledì 24 febbraio 2016 15:30:00

Facile degustare e descrivere Guiraud, Coutet, Rieussec, figuriamoci poi Yquem, già alla lettura dell’etichetta si è inconsciamente propensi a pensare di selezionare degli aggettivi che esaltino l’oggetto non che lo raziocinino come se fosse eno-radiografato. Non è infrequente che ci sia molta benevolenza nel trattare quegli status symbol della muffa nobile, che comunque muffa resta, con i suoi molti pro ma anche con altrettanti dubbi.

Poi c’è tutto un universo di sconosciuti alla gerarchia e all’ufficialità nobiliare, però tra quegli anonimi certi incontri creano sorprese più suggestive che i soliti noti.

È il caso di Château Piada, che è Château di nome ma non di edificio, che possiede vigne dal 1200, e dai filari si sente scorrere l’acqua del Ciron, il territorio è il Barsac.

Il suo Sauternes esce con l’appellazione BARSAC, è composto da sémillon e occasionalmente un 1% di muscadelle. Resa per ha 10 hl, fermentazione in barrique (nuove e fino a 5 vini) e successivamente lo lasciano maturare ancora in barrique, oppure in certe annate anche in acciaio, sosta da 10 e 15 mesi. In genere a Ph 3,7-3,8, acidità 4,1-4,5 e zuccheri residui 120-125.

La degustazione del Barsac Château Piada, vendemmia 1997, è stata una sorpresa folgorante. Non è il colore che ci ha ammaliato, anche se quell’oro pennellato di rossissimo era sfavillante, la vera incredulità è stato l’olfatto e il gusto. Che dire? Finalmente non c’è lo zafferano! Chissà se è uno sproloquio muffato? Però, scherzi a parte, c’è quanto di meglio un profumo di un vino dolce può offrire, ogni tassello odora con note di pari intensità: miele e curry dolce, rametto di rosmarino e scorza di arancio, albicocca gratinata e marmellata, bon bon inglese e gelatina di mora bianca di gelso. Soave il gusto, con dolcezza avvolta da un effetto glicerico che crea una specie di sapida gelatinosità, il tono rinfrescante è da scoop saporifero e il finale di bocca non solo s’allunga, ma curva, e crea retro aromi sinuosi, come in un abbraccio emozionale. È un vino da concorso, fu vera prelibatezza sorbirlo con munster, époisses, pecorino di fossa e gorgonzola, ma ancor di più in solitario, per lenire le ansie e il freddo invernale, o le uggiose giornate di pioggia, pensando che si sta degustando un 98/100. Sicuro che sì.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)