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venerdì 20 dicembre 2013 17:00:00

Dietro la Drayton’s  Winery dell’Hunter Valley, siamo in Australia, c’è la storia dell’avventura, la voglia del nuovo, la volontà di affermarsi in paesi e territorio lontani dall’Inghilterra vittoriana. Infatti, crediamo che dal Lincolnshire all’Hunter Valley non ci sia solo una distanza in leghe marine capace di dare molti, forse troppi dispiaceri, come la perdita di un figlio e una figlia e della moglie: questo è accaduto al fondatore, a Joseph Drayton del 1852.

Negli otto anni che vanno da 52 al 60, la Drayton Family si gettò nella piantagione della vite, seguendo una linfa nuova in fatto di conduzione agricola da abbinare all’allevamento dei bovini e delle pecore. Fortuna volle che le radici affondarono nella terra vergine e argillosa di una zona chiamata Bellevue, per cui ebbero meno problemi a far crescere la vite rispetto ad altri territori.

Oggi l’azienda è nelle mani e nella mente di Max Drayton, egli ha solo sessanta anni di esperienza nel fare vino, e per questo è una specie di memoria storica per tutta quella regione oggi chiamata “Hunter Valley Wine Country”.

L’Hunter Valley è caratterizzata dalla coltivazione delle uve Shiraz, Verdelho, Chardonnay e Semillon, ed è quest’ultimo il vero asso nella manica di tutto il territorio, tanto che Jancis Robinson s’è lasciata scappare questa frase: il Semillon dell’Hunter Valley è il grande regalo che l’Australia fa al mondo del vino.

Quindi è con un non poco celato entusiasmo degustativo che ci appropinquiamo  al Semillon Botrytis 2008 della Winery Drayton & Son, 555 Oakey Creek Road, Pokolbin, N.S.W 2321, gradi alcolici 10,5%.

Bene il colore oro intenso e lucente, luccicante e soleggiato, il movimento lento del vino nel bevante ne esalta i passaggi di luce quando incontra la fonte luminosa e gli archetti che merlettano la parete danno un segnale di consistenza gustativa vellutatissima e saporita.

Si trovano completamente nel quadrante terziario le profumazioni già evolute della concentrazione botritica del frutto. Sono però toni evolutivi non ossidati, bergamotto, datteri e fichi secchi, marmellata di arance di Sicilia, biscotti al miele, pruina di pinolo, ginger e croccante di mandorle bianche. Dire che è dolce è pleonastico, così è se vi pare, avrebbe detto Luigi Pirandello; però è un così, pieno di equilibrato dualismo sapido/dolce, con effetto alcolico ininfluente sul calore, ma decisivo nella morbidezza. Non è un vino robusto, sfiora quasi un di corpo, però quel che è lo è tutto. Non è facile coniugare dolcezza ed eleganza, soprattutto è facile distrarsi indagando sulla piacevolezza della dolcezza, troppo spesso ci lasciamo ingannare da quella zuccherosa suadenza.

Questo Semillon Botrytis è carico di un dolce che lascia spazio alla vellutata sciropposità di tutti i frutti trovati all’olfatto, copre semmai un po’ troppo l’acidità che diventa micro sensazione a favore di una più vibrante sapidità.

Quasi quasi la Botrytis way passa in secondo piano, invece il finale di bocca cala l’asso di briscola per chiudere con una sciata di zafferano che esala un retro aroma di attonita finezza.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)