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lunedì 28 settembre 2015 17:00:00

Qualcuno di voi si ricorda di Rudy Kurniawan? È stato condannato a 40 anni per aver venduto vini falsi per un valore di un milione e trecentomila dollari, che è ciò che si conosce per denuncia di chi ha subito la frode, poi forse ci sono quelli che sono stati zitti per vedere se piazzavano i vini falsi a qualcuno (sappiamo che è un pensierino cattivo, però…). Molte sono le variabili per cercare di individuare se la bottiglia da 11.223 €, comprata in un’epoca in cui il suo valore era la metà, sia effettivamente vera. È un aspetto che si sta presentando con una certa frequenza (così dicono).

I sistemi più usati per falsificare il vino sembrano quello di ricreare tutto, dall’etichetta alla bottiglia, oppure di imbottigliare con vino molto economico una bottiglia con un’etichetta blasonata. Poi dopo anni, quando si apre, quanti dubbi se l’emozione dell’attesa supera quella della beva (cosa non escludibile).

Adesso c’è il sistema di riconoscere la frode, il falso, senza aprire la bottiglia (noi siamo per aggiungere un bel FORSE e… speriamo non sia una bufalina). Lo riporta decanter.com, ma c’è traccia anche su ncbi.nlm.nih.gov.

È la famosissima (per il Cognac) parte degli angeli che può aiutarci a rilevare la frode senza aprire la bottiglia.

Tutto nasce da Simon Fahrni, Benjamin Fuller e John Southon del dipartimento di Scienze della University of California Irvine. I ricercatori, usando uno speciale vacuum che succhia dalla bottiglia, estraggono dei gas (forse profumi) e li sottopongono a un esame “olfattivo” al Carbonio 14. La parte sottratta dalla bottiglia è riequilibrata con dell’argon (gas inerte) che proteggerà il tutto.

Così facendo, a detta dei ricercatori, si potrà stabilire l’autenticità del prodotto. Non c’è stata molta enfasi su questa ricerca. I ricercatori non hanno questo settore di indagine come elemento della loro professionalità, ma lo hanno svolto nel tempo libero. C’è in questo stadio dello studio ancora una percentuale di incertezza sulla possibilità di verificare il vero o il falso, invece ci dovrebbe essere la certezza di verificare la presenza di problemi naturali più frequenti come il difetto di tappo, di ossidato, di feccia, di svanito e di troppo legno.

Ci aspettiamo delle news in merito e chissà se tra un po’ di tempo alle aste del vino non circoleranno speciali vacuum con cui i compratori tenteranno di carpire il vero dell’essenza del vino, perché l’unica altra soluzione è aprirla… e in quel caso ci sta che sia troppo tardi.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)