Statistiche

  • Interventi (1674)
  • Commenti (0)

Archivi

giovedì 8 ottobre 2015 16:15:00

Siamo a due passi dall’Italia, dove il clima non sembra così propenso a far vegetare la vitis vinifera sativa, poi per grazia dell’assoluto indivisibile alcune piante riescono a fare il loro ciclo vitale e quello annuale e da quei grappoli nasce il vino. Questo grazie anche alla maestria, all’intelligenza agricola e alla passione di vignaioli che sono restati attaccati a vitigni che solo lì resistono al tutto climatico che li investe.

L’incontro con un gruppetto di amici sommelier a Chambéry è stato l’occasione per scoprire un vino ottenuto da un vitigno davvero raro, il persan.

Secondo quanto asseriscono è originario di Saint-Jean-de-Maurienne o meglio del piccolo villaggio di Princes, quindi a pochi chilometri dalla fine del tunnel del Fréjus; poi ha seguito il corso del fiume Arc, fino a sfiorare l’Alto Rodano. Il suo oblio ampelografico è durato molti anni a causa della sua fragilità e di un rendimento ridicolo, e solo se ridicolo (25-30 hl) dà quel che di più prezioso ha trattenuto nella sua difficile vita annuale.

Fortunatamente qualche ardimentoso vigneron l’ha ritrovato in vigne immortali, nemmeno usate per fare uva, è stato studiato, riprogettato e infine riprodotto (anno 2000 o giù di lì).

Il Domaine de Méjane ha un debole per le viti vecchissime, così s’è gettato a capofitto in questa intrepida impresa e ne è uscito il vino.

Domaine de Méjane vieux cépage Vin de Savoie AOP ha in bella evidenza il nome “Persan”, il 2012 è vino ancora tinto di intenso rosso granato, con unghia non sgranata a testimonianza di un’integrità antocianica sorprendente per questi climi.

Il profumo è tutta una concentrazione di frutti selvatici: corniola, ribes rosso, lampone; poi viola mammola, per una combinazione di fragrante gioventù. Al gusto i suoi 12 gradi di alcool si disperdono nella sostanza gustativa fresca e tannica, non dimensionata sul robusto, ma su una beva dal sapore rusticamente fruttato che ricorda i mirtilli, abbandona la beva con sentore di marasca. Nel complesso è curiosamente gradevole e non è frequente questo gusto (pur nella semplicità), specie nell’ensemble fruttato.

Poi c’è Nicolas Gonin con il suo Persan, e qui è tutt’altra storia. Siamo nell’Isère, anche questa culla del vitigno e Nicolas è winemaker navigato e ora vigneron. È puntiglioso, dai rigidi principi agronomici e tanta attenzione per i vitigni non affiliati alla ritualità worldwide. Nella sua vigna si trova il Mécle (rosso) e i rari bianchi Jacquère e Verdesse: Nicolas è un coraggioso.

Il Persan di Gonin esce nella IGP Isère e la degustazione del 2012 e del 2013 è stata sbalorditiva.  Intensamente granato nel colore, offre un ventaglio di profumi classicamente “persan” (dicono i savoiardi): lampone e violetta è la sua firma, poi c’è un po’ di balsamico, di pepe nero, chicco di caffè tostato. Ha 13° d’alcol, ma impatta con tannino ricco e vibrante, appena aiutato dall’acidità (frutto ancora agreste), ha volume liquido sottile nella masticazione, ci dicono che deve equilibrarsi: e noi ci crediamo.

Ecco invece il Persan IGP Isère di Gonin anno 2013. Ohibò, ha alcol di 11°, stile stravolto rispetto al 2012.  I profumi sono vicini, idea di lampone non maturo, rosa rossa, ancora pere e un fondo di liquirizia e di scorza secca d’arancio. C’è un gioco di gusto che gira tutt’intorno alla freschezza succosa e mediamente saporita dei piccoli frutti rossi spremuti, il tannino sta nella sponda inferiore del sapore, però l’insieme è goloso nella beva (ricorda il mondeuse). Più immediato, ma pieno di risorse da svegliare il palato.

Il persan non farà mai vini stellari! Ma… come dice James Bond: mai dire mai!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)