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lunedì 12 dicembre 2016 16:30:00

Conosciamo Borgo San Daniele fin nel profondo del suo essere vignaioli e “terraioli”, friulani fin nel midollo, tanto da dedicare a due vini la filosofia agricola dell’inerbimento, con il progetto “arbis”: terreno inerbito spontaneamente e via via sfalciato. O ancora evidenziando il nome locale del terreno delle sue vigne, “gortmarin”, che potrebbe equivalere a un lieu-dit.

Insomma vini Santòn di terroir e di pensiero, frutto di personalità .

Poi è arrivata l’avventura “Sànton”, e qui Alessandra e Mauro Mauri l’azzeccano di nuovo. Santòn è un Vermouth. Vermouth! Esclamerà qualcuno, e che c’incastra con il Friuli? Risposta: se fino a ora non c’incastrava adesso tutto è cambiato, anzi lo è da qualche anno.

Intanto è un Vermouth friulano, intendendo con ciò che tutta la filiera agricola e artigianale è dei loro luoghi. Il vino è ottenuto da pinot bianco, malvasia istriana e friulano, fa fermentazione naturale e non è stato filtrato. L’esplorazione aromatica del Santòn accoglie 30 diverse erbe, tra aromatiche, officinali e infine spezie aromatiche. Poi c’è il fulcro dell’essenzializzazione “Vermouth”: l’assenzio, e qui ce ne sono tre tipi.

Ciò che lo stacca dagli altri Vermouth è l’uso dell’artemisia caerulescens, cioè l’assenzio marino che cresce nella laguna di Grado, il cui nome dialettale è Santonengo. La pianticella in passato era considerata vermifuga e passava come una specie di toccasana; c’era addirittura l’erbarìol che andava per le campagne a venderlo.

Nel Vermouth Santòn il carattere amaricante, secco, di fieno e radici è ben evidente, spicca però con un’armoniosa confluenza di spezieria ed erboristeria, imprime al profumo diretto un effetto tonificante e quasi salmastrato. Il suo tono odoroso vira verso una naturalità agreste, silvana, quasi pede-alpina, ci si immaginano piante misteriose, come quelle secretate d’una erboristeria di un convento medioevale. Il gusto è secco, però non secca il palato, tesse una trama amaricante che richiama fino alla genziana, poi sorprende il volume liquido: sottile, fragile al primo scivolar sulle papille, poi impetuoso e ridondante nella retro offerta aromatica.  Nell’immediatezza del suo sorseggiare attiva un effetto digestivo, ma ve lo consigliamo, incontaminato e adeguatamente rinfrescato, come uno straordinario apri pasto.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)