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lunedì 16 giugno 2014 17:00:00

Cosà resterà di questi anni Ottanta, così si interrogava nel 1989, Raffaele Riefoli – Raf – in un singolo che gli tributò un eccellente successo commerciale.

Noi di quegli anni Ottanta abbiamo dei ricordi anche un po’ negativi, in specie agli inizi del decennio: 1980, 1981. Già ripensando alle stragi di Ustica e di Bologna dell’80, oppure all’attentato a Papa Giovanni Paolo II e alla P2 e la catastrofe borsistica del 1981, per cui crediamo ci siano sufficienti spunti di riflessione. Questo ci è venuto in mente alla vista delle due etichette di Torgiano Rubesco Riserva Doc Vigna Monticchio dalla vendemmia 1980 e 1981.

Tutto ciò è accaduto a Brescia, la cui delegazione s’è costruita un’occasione di rilettura della storia enologica italiana con una serie di degustazioni di vini ultra ventennali per assorbire quelle indispensabili caratterizzazioni dell’evoluzione temporale, che saranno un utilissimo strumento di valutazione comparativa con tutto quel futuro degustativo che già si sono programmati. Che dire? Una delegazione in movimento.

Noi ci siamo imbattuti in una serata in cui si veleggiava intorno agli anni 80, per cui il Raf nazionale c’è subito balzato sui neuroni.

Molti erano i vini: dal Freisa Mondaccione 1989 di Coppo – strabiliante – a un Barbesco Serraboella 1988 Cigliuti veramente d’antan e di sopraffina classe, come il Barbaresco Rabaja Barale 1988, e infine, pur soprassedendo malvolentieri su altri, il duo Monticchio di Cantina Lungarotti.

Vigna Monticchio iniziò la sua sperimentazione negli anni 60 e il suo emblema stilistico è imperniato sull’uso del sangiovese e sull’acume enologico del binomio Giorgio Lungarotti e Angelo Valentini.

Lo stile produttivo è stato molto particolare per quegli anni: botti grandi, barrique, poi tantissimo vetro (quasi fino a dieci anni).

Iniziamo da Vigna Monticchio 1981. Colore ancora compatto, e questo ci conforta molto. Inusitatamente poco cedevole all’aranciato, che per un sangiovese non sarebbe un disonore. Ma ancor di più sorprende per la limpidezza, che non s’è ammantata di velatura nemmeno negli ultimi centilitri della bordolese. L’olfatto è quanto di più scolastico ed esemplificativo ci si attende per immortalare la miglior gioventù della fase terziaria; la forma di un profumo chimericamente tostato, con un ortodosso speziato di liquirizia, una tasca in cuoio per nobilissimo tabacco e un concubino bouquet. Ogni vellutato tatticismo tattile entra in gioco, mentre il vino scivola con glicerica lentezza tra le papille filiformi e accarezza le caliciformi senza svegliarle con effetto amaricante. Non lunghissima la p.a.i., ma molto, molto, ben disposta a lasciare una traccia di purissima pulizia.

Poi Vigna Monticchio 1980.  Questa volta la limpidezza luccica. «Com’è possibile?» ci chiediamo? «Lo è, lo è!» Interviene il Salieri della situazione. La tinta sembra non voler scacciare il fantasma del rosso rubino, ma è uno scenografico granato che padroneggia.

Il profumo è una sinfonia di Mozartiana enfasi sangiovesizzante: ancora fioriscono violette in questo boschivo effetto di piccoli frutti rosso/neri molto maturi (non stramaturi). Ha un prezioso corredo di bacca di ginepro, di fumé come di carne alla griglia, di prugna secca, di organic cacao, di chicco di Robusta, di pigna marittima, di timida e puerile personalità terziaria che testimonia un esuberante sorriso ad allontanare il traguardo della senilità.

Liscio e lisciato s’è fatto questo volume liquido, ma nella sua fusione e coesione alcolico/glicerica che energizza un effetto di morbida setosità, il sangiovese si fa Pinocchio e con la punta del naso ti ficca un incantato marameo di freschezza già sospettata al colore.

Il finale di bocca arriva lontano: un’andante d’aroma con toccata e fuga che contrappunta un poli aroma in totale sfida con i tempi dell’immaginazione retronasale.

Quell’immaginazione ci ricorda che nel 1980 ci fu anche la tragica morte di John Lennon, che però ci ha lasciato per l’eternità un “Imagine”. Ed è con un eccentrico connubio noumenico che ci piace finire questa esperienza:

Imagine all the people tasting sangiovese in peace

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)