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venerdì 28 agosto 2015 15:30:00

Pinot nero in Francia? Una domanda come questa trova due risposte: Borgogna e Champagne. Poi tutto il resto scivola in un pericoloso e preoccupante oblio, e sotto un certo aspetto un po’ di ragione c’è.

C’è scritto in tutti i manuali di enografia che a Sancerre ci sono tre suoli: Le “Terres Blanches” (gesso compatto su Marne del Kimmeridge), “Les Caillottes” (calcare e ghiaia) e il “Silex”.

Tutti questi suoli hanno un’ottima propensione nell’accogliere le radici della vite, e il sauvignon blanc s’è creato una posizione ben distinta e per niente in soggezione con il più cliccato Pouilly-Fumé. Invece il pinot nero, che è qui dal Medio Evo, non è mai riuscito ad alzare più di tanto la testa; dicono i sommelier del luogo perché interpretato senza metodologia, per cui qualche volta era troppo carico di legno, oppure troppo terroso, o peggio ancora senza la sua attrazione fruttata oppure tragicamente ammiccante alla Borgogna. Il viaggio nella Loira ci ha fatto incontrare un pinot nero che matura in condizioni più fresche durante la notte e il giorno è più caldo rispetto alla Borgogna, così i produttori hanno assecondato il vitigno al clima e di riflesso anche il vino, cha non lascia più la precedenza d’idee a quello della Côte.

Ci ha colpito la filosofia produttiva del Vignaiolo Vincent Pinard di Bué, che fa un Sancerre rosso Vendanges Entières, usando uve non diraspate, da agricoltura organica, impiegando legno in fermentazione e anche dopo per 18 mesi.

Invece il Sancerre Pinot Noir fa fermentazione senza raspi in botti tronco coniche e segue solo la maturazione in barrique, ma non nuove, per circa 14 mesi.

I suoi pinot sono scuri al colore, per quel che può esserlo il vitigno, pieno di frutto al profumo, con slancio al pepe nero per affrontare i sentori di mora, mirtillo e cassis. Al palato c’è una sorta di competizione tra sapidità, freschezza, leggero piccante da pepe e finale quasi gessoso.

Il Sancerre 2010 Rouge Vendanges Entières, che passa anche in legno nuovo, ha una forza gravitazionale speziata di cannella, chiodo di garofano e pepe nero, generoso fruttato ed efficacissimo spunto floreale. La tessitura del volume gustativo è senza cuciture, tannini finissimi, delicati e vellutati, freschezza ben composta in succosità e finale molto chic. 89/100.

Un altro vignaiolo da tenere d’occhio è Morin, Gérard e Pierre, anche lui a Bué. La vendemmia 2012 del Sancerre Bellechaume ha nel brillante rosso rubino il primo momento invogliante alla degustazione. Il profumo è classico, dalla virtù fruttata di ciliegia, di corniola, di guava. La nota speziata è congenita perché fa solo legno vecchio, il floreale invece è fragrante, di viola e iris. Ciò che sbalordisce è la fusione che i profumi riescono a modularsi. La freschezza è stuzzicante nel fruttato, il gusto si fa ghiotto di se stesso, come se volesse auto degustarsi, il tannino è animato da una briosità sapida e infervorisce il finale di bocca. 89/100.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)