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venerdì 9 maggio 2014 16:00:00

Che la Spagna sia permeata di sacralità è fuor di dubbio, ne è una stupenda testimonianza la Semana Santa che si celebra ogni dove, da Siviglia a Malaga, da Cuenca a Salamanca durante la Pasqua.

È un periodo di fervore religioso e non solo, perché i visitatori non disdegnano tra una processione e l’altra di nutrire non solo lo spirito ma anche il corpo, spesso bisognoso di rifocillarsi con saporite prelibatezze e squisiti vini.

Visto che il sacro è il preambolo del contendere, restiamoci attaccati, calandoci però in un aspetto molto meno religiosamente commovente e più spirits – nel senso di contenuto in alcool – che sarebbe il vino.

Ha suscitato il nostro interesse la Denominazione di Origine Ribeira Sacra, una zona viticola ben lontana dai fasti della Ribeira del Duero, della Rioja, dello Sherry e del Penedés. Addentrandosi nella storia della Ribeira Sacra si resta subito affascinati dal suo passato imperiale, romanico, e da un suolo per niente accondiscendente alla coltivazione della vigna. È un territorio che sembra essersi tenuto in disparte da tutto il resto, chiuso tra le ripide coste (ribeiras) del Rio Sil e del Rio Miño: siamo in Galizia. La vegetazione è d’un verde accecante, le acque sono vergini, l’aria illibata e dietro ogni angolo d’impari bellezza aleggiano le litaniche preghiere di chi cammina verso Santiago di Compostella.

La vigna trova nella zona un ring climatico, con un aspro e ripetuto scontro tra Atlantico e Mediterraneo, piogge tra 900 e 700 mm, temperature medie non superiore a 14 °C, poi si aggiunge un terrazzamento in stile via crucis e il gioco si completa in tutte le difficoltà immaginabili.

Si potrebbe scomodare addirittura Dante: ahi quando a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte

Il vino però non è selvaggio, né aspro, né forte. Sull’altare enoico trionfa l’uva Mencia (bacca scura), da considerarsi un purissimo autoctono.

Il Ribeira Sacra da uva Mencia è un rosso in cui trionfano sfolgoranti cromaticità dal porpora al granato, dai profumi selvaticamente riposti in note di mora selvatica e lampone, in viola di campo e foglie di cassis.

Non aspettatevi la monumentalità tannica, semmai un’eleganza sottilmente acidula e mediamente tannica, in cui ritrovare la personalità saporifera dei frutti rossi di bosco, quasi al gusto di corniola.

Sono dei rossi gustosi, ricordano molto, nel miglior senso dell’accezione, i vini da osteria, quelli da bersi sotto il pergolato, magari anche nella Semana Santa con qualche tacos grasso e saporito, osservando i ricami preziosi dei Velo de Flor delle donne che s’avviano alle funzioni religiose.

Va dato atto a questi vignaioli di aver retto il colpo e resistito al canto delle sirene dell’internazionalità, visto che troviamo anche gli antichi vitigni come il Brancellao, la Vernaccia Tintorera, il transfugo Bastardo e il Merenzao.

Per crearsi un’esperienza ecco alcuni suggerimemti: Bodegas y Viñedos Raúl Pérez, Adega Algueira, Envínate e Dominio do Bibei, tutte dall’ottimo valore commerciale.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)