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Rotari: uno spirito Longorbardo

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martedì 15 aprile 2014 10:30:00

Non ci abbiamo pensato e nemmeno ci penseremo a parlare di storia, non perché Rotari non sia un personaggio storico di valore, ma semplicemente perché di solito cerchiamo di trattare di vino e di altro di ameno e talvolta anche di ludico riferito a bevande e dintorni.

Il nome che spicca in etichetta, Rotari appunto, simboleggia una produzione di eccellenza del Trento Doc, e per evidenziare ancora di più un appeal di nobiltà insieme a Rotari appare anche Flavio.

Due nomi storicamente altisonanti, elevati, soprattutto “Flavio”, che volle simbolizzare per il re Rotari il prestigio aulico di saldatura romano/bizantina.

Flavio poi deriva dal latino flavus,  ovvero biondo/dorato, come il colore del vino.

Rotari Flavio 2005 Brut è Trento Doc, un Trento autentico, di solo uva chardonnay. Prima della sboccatura sta in autolisi per cinque anni, per cui il vino è una super selezione di uve raccolte in vigneti siti a 350 metri slm.

Appena uscita questa cuvée “orizzontale” dava segni di intemperanza nella coesione tra espressione frizzante da CO2 e sprintante acidità, tanto che qualche appassionato cultore di Rotari affermò che prima di versarlo nel bicchiere sarebbe stato opportuno lasciarlo quindici minuti a decomprimersi in bottiglia: e aveva ragione.

La degustazione di questi giorni ha offerto spunti organolettici veramente straordinari.

Evitiamo di dilungarci sull’aspetto a cui diamo la perfezione, perché ipnotizzati dal suo profumo (chissà se i profumi ipnotizzano?)

C’è un forte richiamo alla personalità del vitigno, un profumo “giallo” (“Flavio”), di frutta tropicale, di dolce spicchio di limone candito e di scorza zuccherata, di mela e di pasta frolla con crema. Un francofono direbbe che c’è della “viennoiserie”.

Non è quel profumo in cui l’esuberanza della CO2 disadorna l’eleganza perché arriva a toccare le ciglia olfattive per prima e le anestetizza, è invece un profumo che s’avvolge in se stesso, come se rotolasse perché spinto dall’inerzia e non dalla pressione.

La forza del suo impatto gustativo è l’unione di due raffinatezze, la CO2 che si scioglie nell’effetto di una “durezza” fruttata al sapore di albicocca e pera e un finale scivoloso di crema pasticcera, nocciola tostata (idea di anacardo?), di lievito per ciambella, di impasto all’uovo e al burro.

Una forza gustativa “morbida”, cremosa, massaggiante, spumosa, una voluminosità gassosa con consistenza soufflé al gusto di arancia clementina.

Il finale è lungo e delicato, rettilineo e longilineo, tanto da ricordare il cioccolato bianco e il torrone.

La cosa che sorprende di questo Rotari Flavio 2005, se servito rigidamente a 6°C, è che non viene in mente di abbinarlo con qualcosa, non attira l’idea di doverlo accostare alla materialità di un cibo, ma sembra gradire di restare a festeggiare la mente del degustatore, giocando con i ricordi di precedenti degustazioni, per porsi già ad antagonista di stesso a ogni ripetuto sorseggiar di sensazioni, e infine non ce ne è più in un battibaleno.

Forse se fosse stato presente al tempo di Rotari, di sicuro lo avrebbe regolamentato nel famoso Editto.

AIS Staff Writer

 

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